Mangia e bevi – Diario dalla Palestina 163
Eravamo rimasti ai popcorn, molto belli e orgogliosi del farceli da soli. Ma bere? Eh no, il bere mica si può “fare”.
Sicuri?

poveri i bambini che finiscono nella squadra avversaria
I racconti di alcuni viaggi
Mangia e bevi – Diario dalla Palestina 163
Eravamo rimasti ai popcorn, molto belli e orgogliosi del farceli da soli. Ma bere? Eh no, il bere mica si può “fare”.
Sicuri?
Il progresso – Diario dalla Palestina 162
Dal non avere il computer, ad avere addirittura internet. Il progresso umano. Ho scoperto che c’è un altro wireless qui a Betlemme, oltre a quello delle suore: ed è nel palazzo di fronte a casa mia. Però è flebile flebile, e per fargli prendere il minimo di segnale che serve per ricevere qualche dato, devo aprire la finestra (fa un freddo cane) e sporgere il computer di fuori. Però funziona. L’immagine non ve la so descrivere, ma fa di molto ridere.
Omosessuali, Palestina e pensieri confusi- Diario dalla Palestina 161
In questi giorni ho fatto vedere questa foto a vari palestinesi:
Si tratta di una manifestazione del mese scorso contro la guerra a Gaza e a favore della Palestina. Come vedete lo striscione reca la firma delle “compagne femministe e lesbiche”
Più d’una persona qui l’ha recepito come uno dei miei soliti scherzi. Insomma, non può essere che ci sia qualcuno che difende la Palestina in nome, o comunque sbandierando, la propria omosessualità: non può essere altro che una delle mie consuete provocazioni. Del resto, con le persone di cui mi fido, l’omosessualità è uno dei temi che tento di affrontare di più. Ahlam, lo raccontai già, mi disse di averlo scoperto da poco – che esistono gli omosessuali. E io le dico sempre: «cosa ne sai che non lo sono? Pensi che siano diversi, di poter riconoscere, chi è gay?». «È disgustoso», mi dice sempre, quando accenno al discorso. E lei, nel suo modo, è una delle persone più tolleranti ch’io conosca. Le reazioni degli altri è meglio non riportarle.
Così mi sono chiesto se lo sanno, quelle ragazze che manifestano, che un omosessuale (magari ateo!) che tifa Palestina e indossa il kufiah verrebbe ucciso con priorità immediata, rispetto a un colono ebreo ortodosso Magari no, ma se lo sapessero cosa penserebbero?
La mia paura è che risponderebbero con gli stereotipi che possiamo associare a quel pensierodebole, che – come portato – ha l’accettazione di qualunque cultura, in quanto cultura in sé, e finisce per contemplare la persecuzione dell’omosessualità, e tutte le peggiori aberrazioni (infibulazione, etc) in quanto il rifiuto di esse “è un concetto occidentale”.
Soprassiedo su quanto ci sia di razzista nel considerare occidentali, e quindi Nostri, i valori civili e i diritti umani che dovrebbero essere universali: ovviamente quando si dice “rispetto la loro cultura”, che sottointende la sottomissione della donna, c’è molto di questo atteggiamento di sussiego malinteso.
Ho pensato che sì, un po’ mi dovrei stupire, perché di solito gli omosessuali – strano eh? Perseguitati da tutte le religioni! – hanno qualche anticorpo in più rispetto a quel mercimonio delle idee del buon senso.
Ma ho anche pensato che, in fondo, neanche il mio era il migliore dei pensieri, perché se quelle persone hanno delle idee, e delle buone e informate ragioni per sostenerle, non dovrebbero farsi condizionare dal loro orientamento sessuale, e quindi dal sentirsi maggiormente in gioco. Anzi, fa onore il contrario.
A istinto avrei qualche dubbio sull'”informate”, ma questo mio non posso chiamarlo altro che pregiudizio.
Terrorista di Hamas usa bambina come scudo umano per difendersi dal lancio di formine di plastica colorate – Diario dalla Palestina – Diario dalla Palestina 160
Come da titolo:
Legalizzarla? Piantatela (nel Negev) – Diario dalla Palestina 158
Oggi sono andato a chiedere il rimborso per la bici, domani racconto, indovinate come è andata a finire?
Intanto, ho scoperto un personaggio fantastico: purtroppo l’articolo dell’AFP mi è giunto per email, e non sono riuscito a ritrovarlo su internet, è probabile che bisogni essere registrati (ho incollato su word l’originale per chi sa il francese, qui invece c’è un abbozzo in inglese, ma manca la parte più bella). Quindi ve lo racconto io.
Ale Yarok è un partitino israeliano liberale e ambientalista, ma soprattutto a favore della legalizzazione delle droghe leggere (se aprite il sito troverete erba e foglie di marijuana ovunque). Già per questo, da moderatamente contrario al consumo ma immoderatamente favorevole alla legalizzazione, mi starebbero simpatici: ma c’è molto di più – hanno a cuore la sicurezza d’Israele!
Ecco l’impeccabile ragionamento di Gil Kopatch, attuale leader del partito: sembra che mentre l’intervistatore della Agence France-Presse lo intervistava, questi stesse fumandosi una canna: «Sai da dove viene questa roba?» domanda all’intervistatore «da Hamas e Hizballah», «da noi è illegale, e loro la forniscono di contrabbando, così coi soldi che gli diamo ci sparano i missili in testa».
«Invece se fosse legale» dice sempre lui «la coltiveremmo da soli sulle colline del Negev». E tutta la marijuana che ora vendono in Israele dove andrebbe? «beh, a quel punto non potrebbero far altro che consumarla, e se la fumano stanno calmi. Un arabo buono è un arabo calmo!» «È questa la mia visione della sicurezza», conclude.
Dice che alle ultime elezioni gli mancarono novemila voti per entrare in parlamento, chissà che quest’anno non ce la faccia.
Grandi notizie – Diario dalla Palestina 157
Mi sono fatto la barba.
Pulizie – Diario dalla Palestina 156
Il modo di fare le pulizie, qui in Palestina, è particolare: si buttano dei grandi secchi d’acqua per terra, e poi si gioca a buttare l’acqua dentro le fessure. Metteteci i bambini, un bambino un po’ cresciuto, e un’educatrice disperata, e il risultato è questo:
Questo:
Ma soprattutto questo:
p.s. I bambini, aggeggiandoci, mi hanno rimesso la data in sovraimpressione sulla macchina fotografica. È assurdo, non riesco a toglierla: ho provato a rifarceli aggeggiare, ma non ha funzionato…
Ovest, ma neanche tanto – Diario dalla Palestina 155
Se vi trovate a Gerusalemme come fate a riconoscere quando vi trovate nel cuore della parte ebraica? Beh, facile, perché ci sono negozi come questo:
E scuole come queste, con bambini davvero orribili (poveri) – senza capelli e con lunghe trecce ai lati:
Che appena si accorgono che li stai fotografando… scappano:
I bambini – Diario dalla Palestina 154
Dunque due racconti che ieri non vi ho fatto a proposito di Popcorn e cinema:
1 – Mentre stavamo guardando il Robin Hood Tina si alza, viene da me e mi chiede «posso andare al bagno?»; io mi stupisco – non devono mai chiedere se possono andare in bagno, se hanno bisogno ci vanno – e trasparendo nella mia incomprensione, dico «sì, certo, perché no?». E lei: «nono, questo vuoldire che devi fermare il film!».
2 – Durante la proiezione Ghaida si è girata verso di me e mi ha fatto la linguaccia, allora io le ho risposto con la linguaccia, e lei mi ha ririsposto con la linguaccia, così poi io le ho riririsposto con la linguaccia, e poi lei mi ha ririririsposto con la linguaccia, e alla fine io – che sono una persona seria – le ho fatto l’occhiolino come per dire «dài, ti voglio bene, ma se andiamo avanti così non finiamo più: ora guardiamo il film», e mi sono messo a vedere il film.
Ora direte voi: e che c’è di strano? Tu sei grande e grosso, e quella è una bambina. È normale che tu sia più “saggio”.
Ecco, il fatto è che ve l’ho raccontata al contrario: cioè sono io che ho cominciato a farle la linguaccia e lei che, saggia, a un certo punto mi ha fatto l’occhiolino come per dire «ok, ora torniamo a Robin Hood».