A Christopher Hitchens è stato diagnosticato un cancro all’esofago. 
Hitchens è il più acuto e sagace giornalista che possiate incontrare. È impossibile leggerlo o ascoltarlo senza imparare qualcosa. Le sue opinioni non sono, mai, prodotte da riflessi condizionati, di partigianeria o tic mentale. C’è sempre una vigorosa e competente tensione verso la verità, che tiene i suoi ragionamenti sempre fuor di pregiudizio, come si può dire davvero di poche persone.
Per questo è sempre stato molto difficile identificarne la matrice politica: Hitchens è un progressista, nel senso più pieno del termine. La sua unica ideologia è l’estirpazione delle sofferenze delle persone. E lo è nella maniera più scanzonata e divertente, assieme dotata della arroganza dei fatti, e dell’umiltà del voler cambiare idea di fronte al torto. Se c’è una persona le cui opinioni non voglio smettere di leggere, è questa qui.
Feroce critico di qualunque conservatorismo, annichilisce – con la forza dei proprî argomenti – chiunque sia contrario ai matrimonî gay o ai diritti delle donne sulla scorta di dogmi risalenti all’età della pietra. È perciò un grande oppositore del Vaticano, dove fu convocato come advocatus diaboli nel processo di santificazione per Madre Teresa di Calcutta (rispose più o meno: «gratis?!?»). Per la medesima ragione Hitchens fu uno dei pochissimi a riconoscere i pericoli dell’islamismo senza che questo lo portasse al retrivo accartocciamento su di sé, del considerare occidentali – né tantomeno giudaico-cristiani – le idee di libertà (d’opinione, sessuale, di governo), per le quali qualunque persona che voglia marcare un segno su questa Terra deve combattere.
Nemico di qualunque dittatura al mondo, si fece picchiare da una squadraccia fascista, per l’irrefrenabile impulso di cancellare una svastica su un muro di Beirut – «quando vedo quel simbolo non posso fare a meno di volerlo cancellare», disse. Acceso sostenitore della democrazia e del governo del popolo, è sempre stato un grande critico al vetriolo della politica estera realista, come nel caso della complicità coi varî regimi dittatoriali delle varie amministrazioni americane durante la Guerra Fredda. Ha scritto Processo a Kissinger in cui enuncia le ragioni per cui l’ex segretario di Stato americano – e teorizzatore della dottrina realista della connivenza con le dittature – dovrebbe essere incriminato per crimini di guerra e reati contro l’umanità.
Dopo l’Undici Settembre, quando George W. Bush passò dalla piattaforma realista di isolazionismo con cui era stato eletto, a farsi campione dell’esportazione della democrazia, l’indipendenza di bandiera e l’eclettismo dell’intelligenza impedirono a Hitchens di fare il salto opposto, come invece tanti altri: fu inizialmente a favore della guerra in Iraq, nonostante Cheeney e Rumsfeld. Pur condividendone la pulsione ideale – umanitaria e libertaria – dell’intervento, conservò rilevanti scrupoli su come l’amministrazione Bush la stava portando avanti: sperimentò in prima persona il waterboarding per dimostrare che si trattava di una vera e propria tortura e chiedere che fosse bandito come tecnica d’interrogatorio.
In uno degli articoli più emotivamente densi che abbia mai letto, raccontò la storia di Mark Daily, un ragazzo arruolatosi nell’esercito americano. Si augurava di poter fare qualcosa per il mondo in cui viveva, e la rimozione di uno dei regimi più sanguinarî del ‘900 gli era parsa una delle migliori cause: fu persuaso da alcuni degli articoli a favore dell’intervento scritti dallo stesso Hitchens, e partì come volontario per l’Iraq. Lì morì. Hitchens si mise in contatto con la famiglia del ragazzo, e presenziò al suo funerale. Dall’Iraq aveva scritto questa cosa alla moglie – credo che sia impossibile trovare parole più belle e ricche che una persona possa rivolgere a un’altra persona:
Una cosa che ho imparato su di me, da quando sono qui fuori, è che tutto quello che ti ho professato a proposito di ciò che desidero per il mondo, e ciò che ho voglia di fare per ottenerlo, era vero.
Il mio desiderio di “salvare il mondo” è, in realtà, solamente un’estensione del tentativo di costruire un mondo adatto a te.
Io spero che Hitch riesca a venirne fuori, anche se ho capito che è davvero difficile: il tumore all’esofago è uno dei peggiori, e il fatto che venga sottoposto alla chemioterapia anziché a un’operazione non fa ben sperare, ma – comunque – continuo ad augurarmi, e augurarci, che fra qualche mese possa uscirne con il suo stile, e con una lettera bella come questa.
Se avete pregato per me, vi perdono.