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Qualche sera fa parlavo con Emanuela, un’amica che ha seguito le mie orme (questo lo scrivo per farla arrabbiare) ed è andata in Palestina a lavorare come cooperante: mi raccontava delle conversazioni – che avevo fatto mille volte anche io – con la gente comune che le diceva che, è un esempio vero, impedire alla propria figlia di seguire una borsa di studio vinta a Oxford è cosa buona e generosa, ed è un modo per difenderla.
Perché tiro fuori questa cosa? Perché Trenitalia ha avuto la cortesia di mandarmi questa email:

L’header è molto bello perché mostra tutta la buona fede con cui è stata partorita l’idea: sono sicuro che – se qualcuno solleverà la questione – Trenitalia risponderà che è una polemica inutile, che l’iniziativa è buona e generosa ed è un modo per proteggerle, le donne.
Ecco il punto saliente dell’offerta Trenitalia in versione discoteca (luogo noto per la valorizzazione delle qualità femminili, le donne – prede – entrano gratis):

Allora io volevo restituire a Trenitalia la cortesia suggerendo loro di utilizzare il linguaggio giusto – sì, tralascio commenti sul cliché del rosa shocking – così anche da poter sintetizzare le prossime comunicazioni.
Si scrive “mahram”, ed è – secondo la legge islamica – l’accompagnatore (un maschio della famiglia) che ogni donna deve avere per potersi spostare. In Arabia Saudita è legge dello Stato, nella gran parte dei Paesi arabi è un costume diffuso per la maggioranza della popolazione, anche fra le diverse minoranze cristiane. Una tradizione da copiare!
Fra l’altro – “viaggiano gratis tutte le donne in un gruppo familiare” – è particolarmente interessante la definizione data del gruppo familiare: consiglierei a Cristiana che è una battagliera di prendere il treno assieme alla propria compagna, portarsi dietro un bambino, fare il biglietto solo a lui, e rivendicare di essere due donne e di essere – eccome! – un gruppo familiare.