Abruzzo otto

Cartelli
Ce ne sono molti di questi cartelli in giro, attenzione a questo, non fate questo: ne ho scelto uno perché è il più ambiguo.
E se hai il casco? Ovviamente tutti entrano in questi magazzini senza casco.

pict0051

Ma i cartelli più significativi sono quelli che provano a dare forza agli utenti del campo, ce n’è uno particolarmente forte (anche se manca un “stato”):

pict0050

Sotto non si legge, è Benedetto Croce non Danilo Di Luca.

Il Giro a Roma

Ieri è stata una tappa straordinaria, non solo per la cornice:

pict00561

Bettini da non corridore:

pict0052

Basso

pict0063

Di Luca

pict0066

C’era anche qualche tifoso con delle maglie un po’ particolari, visti i tempi:

pict0057

Ma la foto più bella non l’ho fatta io, ed è questa:

menchov

Quando è cominciato a piovere: “pensa se cade, si rialza e vince”, ho pensato.
È successo.

C’è tutto il ciclismo, dentro.

Abruzzo sette

Rilassamento

Più di una settimana non ti ci fanno stare, dice che la pressione psicologica sia troppa, e che si debba staccare ogni poco. Su questo c’è un’attenzione maniacale: ci sono gli psicologi e le sedute di rilassamento per i volontari, io – proprio per non avere pregiudizi – una volta l’ho provato,e ho destato molto scandalo quando – a specifica domanda «a qualcuno di voi non ha funzionato?», ho risposto: a me.

In realtà lo scandalo è stato quando ho detto: «mah, io mi sono annoiato: mi rilasso di più con una partita alla playstation».

Così io ho deciso di tornare a Roma proprio dopo una settimana, Domenica: e mi sono andato a vedere il Giro d’Italia che passava a Roma. Cambio di vestiti, e ritorno lì già oggi pomeriggio.

Di una semplicità scandalosa

Certe volte succede che i buoni si comportino da buoni, e gli stronzi si comportino da stronzi. E siano premiati i primi.

Secondo me quelli del Giornale, misurandoli col proprio metro, hanno pensato: «figurati se quelli dell’Espresso non farebbero qualunque porcata per danneggiare il proprio nemico». Penso che siano ancora lì, a rimuginarci: «ma perché non hanno fatto come avremmo fatto noi?».

Davvero bravo a Marco Lillo, e a tutti i suoi colleghi.

Abruzzo sei

L’anniversario

A un certo punto, la sera, tutti quelli che lavoravano in cucina sono spariti, di corsa, lasciando tutte le persone in fila alla mensa. Di corsa sono andati in una tenda accanto, che fungeva da magazzino alimentare, dove era stato piazzato un tavolo per due persone. Il lume di candela non c’era, forse n’avranno usate troppe nei primi giorni del terremoto, di candele, e ora vogliono approfittare dell’elettricità, quando c’è.

Siamo tutti scappati, a uno a uno, a fare gli auguri di buon anniversario a questa coppia che faceva l’anniversario dei 10 anni di matrimonio: un pasto in solitaria, uno spumante a sorpresa, e tanti auguri.

“Femministe contro la pubblicità”

L’Italia non sarà un paese civile quando uno sporco negro sarà un negro che non si lava – non solo – ma quando chi fa cose come queste, magari con slogan più decenti, non sarà e non sarà chiamato “femminista”.

Insomma: loro sono pazze, ma lo slogan è disgustoso.

Abruzzo cinque

La scossa

tanotte c’è stata una nuova scossa, 3.5, che ha fatto svegliare un po’ tutti nel campo. Io sono uno dei pochi che non l’ha sentita.

Abruzzo quattro

C’è un gruppo di bambine, qui al campo, a cui ho raccontato di essere un folleto. Quando mi vedono corrono ad abbracciarmi e mi chiedono di volare. Dài, vola. Dài, vola. Io ogni volta m’invento che sono stanco, che i miei amici folletti non possono, che mi vogliono in cucina dove devo volare qua e là, etc.

I bambini si divertono un sacco nelle tendopoli, intanto stanno insieme a un sacco di altri bambini, e poi ci sono tantissime attività organizzate dalle più disparate associazioni: ieri c’era addirittura un torneo di calcetto per bambini organizzati dalla FIGC. Non c’è neanche bisogno di ritrovarsi al campetto o al parco giochi: è tutto qui.

Ci sono psicologi che li hanno sotto osservazione dalle prime scosse, con diversi manuali da seguire, ma – almeno qui – tutto appare come un gioco. Secondo me non avranno ricordi negativi del terremoto, tranne – forse – la fuga.

Oggi ero a servire in mensa, e due di quelle bambine sono venute da me, mi hanno preso per mano, e mi hanno chiesto “quei biscotti bianchi rotondi molto buoni”. C’ho messo un po’ a capire cosa intendessero, poi ho capito: ci sono due celiache nel campo, alle quali – invece del pane – portiamo delle gallette di riso. Allora l’ho portate alle bambine e loro si sono messe a mangiarle, entusiaste, impugnandole con due mani.