Scontro di religioni a Gerusalemme Est

Si dice che questa sia la terra dei miracoli, ebbene:

Punto primo – Io non ho mai tirato una palla dentro un canestro
Punto secondo – So quattro parole in ebraico, e cinque in arabo.

Punto terzo – Ho fatto il coach della squadra degli ortodossi*, nella partita di pallacanestro fra Ortodossi e Anglicani.
Punto quarto – Abbiamo vinto:

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Punto quinto: il mister anglicano alla fine mi ha detto “you’ve stolen”

*Per la precisione – si fatica solo a dirlo – studenti del college palestinese-cristiano-ortodosso-greco

(le foto si ingrandiscono con un click)

3 out of 3

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Le notti insonni portano sempre buone notizie

 

 

edit: io non sopportavo i telefilm perché ti costringevano ad avere appuntamenti fissi per metterti lì a goderne. Ecco, m’hanno fregato coi discorsi di Obama. Ora sta parlando della speranza e di chi gliela imputa, altro bellissimo intervento.

Obamania

/ postato su iMille

Nonna ObamaDicevaaaano che questo giorno non sarebbe mai arrivato! E invece è arrivato, e domani sapremo. La ragione e i sondaggi dicono che Hillary Clinton è in vantaggio, e che sarebbe il cavallo migliore per fare sì che un democratico torni alla Casa Bianca, specie ora che McCain – per molti versi un liberal – è sulla cresta dell’onda dall’altro lato. L’audacia della speranza (versione contemporanea dell’ottimismo della volontà) fa credere in una vittoria di Obama, ora e fra sei mesi.
Eh sì, perché qui dalle mie parti si tifa Obama, si è presa una cotta per Obama.

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Un capo masai

Pochi secondi fa una mia strettissima parente mi ha chiesto, testuale: «chi è Obama?» *mia faccia attonita* «uno dell’Africa?»
Meritevole anche la chiosa di Francesco: “ogni tanto il mondo reale bussa alla porta e dà un segno della sua presenza”.

Che io ho risposto «il prossimo presidente degli Stati Uniti» non lo dico per scaramanzia.

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Oggi mi sono svegliato con l’idea che ai Pink Floyd Manchi un album, cioè che per essere perfetti avrebbero dovuto farne un altro. Mah. Dovrò tornare a dormire, chissà cosa ne viene fuori…

Fare tredici all’anagrafe

Esperti internettari mi suggeriscono di mettere un disclaimer: l’articolo è lungo. Ma non è solo colpa mia, per raccontare questa storia bisognava necessariamente partire dall’inizio, anzi… dalla nascita.

Fare tredici all’anagrafe /postato su Pennarossaoatway.JPG
Ho sempre pensato che il senso calcio fosse racchiuso in due immagini che – da abitante della capitale – vidi in giovanissima gioventù.
Il ferramenta del quartiere, sfegatato laziale, che espone un bandierone della Roma all’entrata del negozio con la didascalia “le scommesse si pagano”. Lazio – Roma era finita dodici ore prima, e ovviamente aveva vinto la Roma; uguale e contraria sorte sarebbe capitata al dirimpettaio (e romanistissimo) barista, se all’Olimpico le cose fossero andate diversamente.
Anche per questo, da tifoso viola, ho sempre conservato una poco celata invidia per chi è attore di una stracittadina.

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