Quando dico che in Palestina mi manca lo spirito di Roma, ovviamente mi chiedono cosa sia questo spirito, non so mai bene come spiegarlo, allora racconto il solito episodio: scatta il verde al semaforo, ma la prima macchina in fila vede alla guida una ragazza intenta a truccarsi; caso vuole che il mezzo dietro di lei sia un camion, con tanto di camionista d’ordinanza. Il quale non fa nessuna delle due reazioni che uno s’aspetterebbe, quello educato che aspetta pazientemente, e quell’altro – più comune – che si attacca al clacson, incazzoso. No, lui si sporge col gomito dal finestrino e – rivolgendosi alla pilotessa della macchina davanti – in tono bonario fa: «a regazzi’, piuvverde deccosì nun ce diventa».
Ecco da oggi, grazie ad Alessandro Gilioli, di episodî ne ho un altro:
Oggi, sull’autobus 714, durante un alterco tra passeggeri imbottigliati, a un certo punto uno dei litiganti se n’è uscito con la più classica delle frasi, quella che credevamo ormai confinata alle commedie degli anni ’60: «Lei non sa chi sono io!» – ripetuta oltre tutto almeno tre volte.
Ad alterco consumato, il litigante in questione – un cinquantenne onusto di sdegno – se la prendeva anche con il conducente del suddetto 714, gridandogli: «Basta, me ne vado, mi faccia uscire di qui!».
Al che il dipendente dell’Atac – incuriosito dagli eventi – ha frenato e si è voltato pacato verso i passeggeri: «Io je apro, dottò, però adesso ce dice chi cazzo è lei».
