La mia infanzia

Lei ha aperto un tumblr, dove mette le cose sfiziose che trova su internet.
Fosse solo questo. Ma ci ha messo questa, che insieme a quella che segue – che trovai sul New Yorker di qualche tempo fa – è il racconto della mia infanzia:

"È una gran bella giornata oggi, voglio davvero che tu esca fuori a giocare"
"È una gran bella giornata oggi, voglio davvero che tu esca fuori a giocare"

Ero un filosofo fin da bambino:

La mia infanzia
"Tutto considerato, io credo che un'infanzia felice sia più importante di una tavola apparecchiata, non concorderesti anche tu?"

Caro profeta tifoso della Roma

Caro lettore tifoso della Roma,
non conosco il tuo nome: eri venuto qui nei momenti giusti, per te, a commentare. Mi avevi scritto che la Fiorentina sarebbe stata buttata fuori dal preliminare di Champions League. Non è successo. E dopo il successo contro lo Sporting Lisbona eri tornato, almeno coraggioso, facendo la profezia: tanto a gennaio siete già fuori.
Io ero stato zitto, e tu eri ricomparso nei momenti più opportuni: quando la Roma aveva vinto, e quando la Fiorentina aveva perso.
Io, l’ho detto, ero stato zitto. Ero stato zitto quando alla Fiorentina era stato sorteggiato il girone più difficile di tutti. Ero stato zitto quando la Fiorentina aveva battuto il Liverpool 2-0. Ero stato zitto quando a metà girone la Viola, nonostante le avversarie molto più forti, era la squadra italiana con più punti. Anche quando abbiamo vinto la terza partita di fila, sì, ero stato zitto.

Ecco, caro tifoso della Roma, volevo dirti solo una cosa:

Scrivimi presto.

Lunedì degli aneddoti – XIX – (Very) Nouvelle Cousine

Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.

(Very) Nouvelle Cuisine

Delle volte mi chiedono «che hai studiato?», io rispondo Filologia Romanza e la domanda diventa «che hai studiato?!?». Allora a quelli più romantici racconto di Lancillotto e Ginevra, di Tristano e Isotta. A quelli più pragmatici racconto questo: le lingue sono corpi pieni di storie, aneddoti, prese in giro, raccontate dalle parole, dai nomi di luoghi e di persone. Così, per esempio, tutte le “rive” sopra a Rimini e La Spezia rimangono rive, come la Riviera Ligure o Riva del Garda; invece tutte le rive al meridione di Rimini e La Spezia diventano (in realtà è vero l’opposto, son le ripe a diventare ribe e poi rive) “ripa”, come Bagno a Ripoli, come Marina Ripa di Meana, come via di Ripetta, dove un tempo passava il fiume.
Per tutte le parole? Beh, no. Quelle facili. Dicevamo fiume, ecco fiume. Il fiume in latino era flumen. Poi “fl” non riescono più a dirlo e diventa “fi”. Come il florem, diventato fiore. E quelle difficili? Beh, quelle no. Quelle rimangono ancora per un po’ in latino, e difatti ce le ritroviamo con un bel “fl” intatto: floreale, fluviale – gli aggettivi relativi, già son più difficili. Però che vuoi che cambi. Fiore, floreale, siamo lì. Macchiato, maculato, stessa solfa, anche se – certo – se proviamo a chiedere al bar un latte maculato il barista ci guarda un po’ storto.
Poi però arrivano gli inglesi. Cioè, quelli che arrivano sono i francesi, perché gli inglesi sono – ehm, perdonate – dei buzzurri. O meglio, quelli che non sono del volgo – quelli che frequentano l’alta società – parlano in francese. Così arrivano i francesi e gli insegnano tutto, gli insegnano tutto e glielo insegnano in francese. L’inglese non è una lingua latina, però se andate a vedere tutto il lessico più del 70% è di origine latina diretta o indiretta: solo che son le parole difficili! E così “re” si dice “king”, che è germanico, ma reale – sempre l’aggettivo relativo – si dice royal, che se lo pronunciate con l’accento sulla “a” sapete da dove viene. E sinistra? Beh, sinistra si dice “left”: non è latino, perché è facile. Però in italiano si dice anche una cosa sinistra, un concetto un po’ meno immediato. E come si dice in inglese? Già, “sinister”.
Ma la cosa più bella, io dico, è questa: quelli, dicevamo, non sapevano far nulla: neanche cucinare! Arrivano i francesi e glielo insegnano. Bravi. E allora che succede? Che i nomi degli animali che si mangiano, in inglese, si dicono in francese: direte, ma come, “Cow” “Lamb” “Pig”, per dire i tre animali che si cuociono di più, non suonano mica latini. Appunto! Perché quegli stessi animali, cotti, diventano francesi: beef, che viene da boeuf, bove. Mutton, il montone, Pork, il porco. E pensate un po’ che ci sono anche quelli che fanno avanti e indietro, come il bove, diventato beef, poi beef steak, pezzo di carne, e tornato al di qua della Manica e al di qua delle Alpi come beef-steak, bistecca. Magari una bella Fiorentina.

[Qui il primo: Brutti e liberi qui il secondo: Grande Raccordo Anulare qui il terzo: Il caso Plutone qui il quarto: I frocioni qui il quinto: Comunisti qui il sesto: La rettorica qui il settimo: Rockall qui l’ottavo: Compagno dove sei? qui il nono: La guerra del Fútbol qui il decimo: Babbo Natale esiste qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui qui il quindicesimo: Servizî segretissimi qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto qui il diciassettesimo: La caduta del Muro qui il diciottesimo: Botta di culo]

Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.

Into the wild

Il fascino che hanno per me le belle fotografie è proporzionale alla mia incapacità a farne di decenti. Molte di queste sono bellissime.
Ma alcune sono davvero strepitose:

montagna

*

mare

*

alberi

Posteria numero mille

Ho scoperto che questo è il post numero mille del mio blog, e non sapevo che scriverci. Uno dovrebbe in qualche modo, chessò, festeggiare. Però ci ho pensato un po’, ho pure chiesto consiglio, ma senza arrivare a nulla. Insomma, non so che scrivere.

Allora ho deciso di scrivere dei post su cui non so che scrivere, e degli argomenti che passano senza che qui li abbia commentati – sopravviverete? – dando l’impressione che non mi interessino, o che non li trovi gravi o rilevanti.

Invece non è così, delle volte non so proprio che scrivere, perché tutti coloro che ho letto hanno detto tutto quello che c’era da dire, e l’hanno detto anche bene. E, invece, l’unico contributo che potrei dare io alla discussione è «che scandalo, che vergogna, sono dei criminali!»
In questo caso mi riferivo al caso Cucchi.

L’economia ha preso una brutta piega

Seguendo una pagina condivisa da Sergio, mi sono inoltrato – fino a perdermici – in diversi siti che fanno cose tipo queste:

cappelli soldi

La cosa strepitosa è che niente viene tagliato: a partire da una banconota, piegando e ripiegando si arriva a risultati come questi. A farla da padrone sono ovviamente i giapponesi, dove l’origami nasce. Piegare le banconote è poi una vera scienza, ci sono libri e DVD che insegnano come fare. Se volete andare sul più veloce c’è anche un video su youtube.

Peccato che sugli Euro, senza persone, non si possa fare. Vabbè, già che m’ero perso in quei meandri, ho trovato anche questo:

soldi

Che ricorda un po’ come la classica foto con le braccia che reggono la Torre di Pisa.

L’ultimo sondaggio dell’ONU

Traduco qui una di quelle cose-che-fanno-ridere che arrivano in mail, che mi è piaciuta. Almeno so che, a lato di tutti quelli che diranno “vecchiaaaa” (come farei io, nel caso), facciò anche un po’ di servizio pubblico per chi l’ha archiviata perché non ciancia l’idioma d’Albione:

Lo scorso mese l’ONU ha condotto un sondaggio su tutto il globo.
L’unica domanda era: “Per favore, ci può dare la sua onesta opinione sulle soluzioni alla mancanza di cibo nel resto del mondo?”.
Il sondaggio è stato un fallimento disastroso per le seguenti ragioni:
Nell’Europa Orientale non capivano la parola “onesto”.
Nell’Europa Occidentale non capivano la parola “mancanza”.
In Africa non capivano la parola “cibo”.
In Cina non capivano la parola “opinione”
In Medio Oriente non capivano la parola “soluzione”
In Sud America non capivano le parole “per favore”.
Negli Stati Uniti non capivano le parole “resto del mondo”.
E infine, nel Regno Unito, hanno attaccato perché non riuscivano a capire quell’accento indiano.