Riconciliazione

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Oggi nel Regno Unito è un giorno importante e denso di significato: in questo momento si sta tenendo l’ultima marcia di protesta per la commemorazione del Bloody Sunday, il giorno di trentanove anni fa in cui l’esercito britannico sparò sui dimostranti indipendentisti a Londonderry – uccidendone quattordici.

Sei mesi fa si è conclusa l’inchiesta – indetta addirittura dodici anni fa da Tony Blair con il fine di accertare i fatti – che ha inequivocabilmente mostrato le responsabilità dei militari: i primi a sparare, e contro persone che non recavano loro alcuna minaccia. L’innocenza di quei ragazzi è sempre stato uno dei punti cruciali reclamati nella manifestazione tenutasi ogni anno nell’anniversario di quel giorno.

È davvero commovente il video della piazza di Derry che, sei mesi fa, ascolta il primo ministro inglese scusarsi con parole chiare e forti: «quello che è successo è ingiustificato e ingiustificabile (…) il governo è in definitiva il responsabile per la condotta delle proprie forze armate, e per questo a nome del governo, effettivamente a nome del Paese, chiedo profondamente scusa»:

Quell’atto di riconciliazione è stato fondamentale per chiudere un capitolo, e ora – quasi quattro decenni dopo – non c’è più bisogno dell’annuale manifestazione del 30 gennaio. Era una domenica anche quel giorno.

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