Berl

Tutti quelli che ne capiscono più di me dicono che Berlusconi ha i giorni contati, io mi chiedo, ma per una storia di donne? Per così poco?
Ce lo vedo proprio, Honecker, a chiedersi: “per così poco?”.
In fondo il muro di Berlino è caduto per molto meno.

Chissà se anche i bar di Arcore offriranno birra gratis a tutti.

Ci immischiamo perché esistiamo

Ciò che fonda la filosofia neo-con è un’indefettibile fiducia nell’individuo e nella libertà, nella democrazia e nella libera scelta delle persone. Questo se si vuole credere che i neo-con siano stati in buona fede, che l’attacco all’Iraq (e all’Afghanistan) fossero mossi dal genuino intento di esportare la democrazia, e non da considerazioni macroeconomiche.

A chi contestava che le elezioni in Iraq avrebbero fatto vincere gli estremisti sciiti, posizione definita con disprezzo “realista”, veniva sempre opposto l’argomento del meno peggio: beh, meglio quello che esce dalle urne, che Saddam Hussein. Effettivamente non ci piove.
Così come quando dalle elezioni usciva un candidato più estremista, come Hamas in Palestina, la risposta era: qual è l’alternativa? Non ha senso criticare la democrazia per una ragione semplice: senza democrazia, c’è la dittatura.

Badate bene che non sono sarcastico: sono assolutamente persuaso che qualunque cosa eleggano gli iracheni sia meglio di Saddam, e che per avere legittimità per criticare la democrazia bisogna proporre un’alternativa.

Il problema è questo:  i neo-con dovrebbero quindi essere in prima fila a esultare per quello che sta succedendo in Iran. Qualcun altro potrebbe essere scettico, non loro. E non  è così: la grande maggioranza dei neo-con, in America, ha adottato posizioni molto prudenti, spesso di insofferenza quasi aperta a questi tumulti, o all’entusiasmo che gli s’è creato attorno. Sulla stampa israeliana (di destra) ho letto più volte ventilare l’ipotesi che un Iran più moderato sarebbe controproducente per la sicurezza d’Israele perché il governo iraniano cercherebbe di conseguire gli stessi obiettivi, ma senza dichiararli. C’è anche chi dice che sia tutto uno scontro al vertice in seno ai poteri forti iraniani, una resa dei conti fra due fazioni contrapposte – ma non troppo diverse – del clero, o una riassestamento dei ruoli fra i religiosi e i militari: in pratica che non c’entri nulla la volontà popolare (eppure le piazze sono piene).

Insomma, se ne sentono tante, dette in questi giorni, ma la principale è quella secondo cui Moussavi non sarebbe abbastanza diverso da Ahmadinejad. Maccome. Non era esattamente quello che dicevamo per un governo democraticamente eletto in Iraq, che per quanto fosse stato corrotto/religioso/misogino, sarebbe stato certamente un po’ meglio di Saddam?

Capisco l’opportunità di mettere in guardia dal farsi troppe illusioni su Moussavi, l’ho fatto io stesso, ma dire che non cambierebbe nulla, è precisamente quella filosofia disfattista del tanto-peggio-tanto-meglio, che abbiamo sempre contestato in qualunque altro luogo del mondo, a cominciare dall’Iraq, dall’Afghanistan.

E anche ammessi, e tutt’altro che concessi, questi argomenti: in Iran, è oramai accertato, ci sono stati dei brogli evidenzi, e un’elezione truccata. Anche soltanto per una questione di forma. Non dovremmo sostenere con tutte le nostre forze quello che (giustamente) abbiamo sempre evocato come diritto costitutivo e inviolabile dell’individuo, ovvero la certezza di poter esprimere il proprio voto, e che questo voto sia regolarmente contato?

Sarà mica che ora ci si rimangiano tutte queste cose solo perché l’Iran, nel presente momento, è il nemico?

***

Per fortuna c’è un neo-con abbastanza schizzato da essere in buona fede e crederci davvero, trovo attraverso una segnalazione dello sfiduciato Enzo, ed è Michael Leeden: lui – uno che è solito dire che il miglior strumento di libertà del XX secolo è stato l’esercito americano – scrive cose da inguaribilmente ottimista, facendo un discorso da vero neo-con, un bel discorso (da leggere tutto), un discorso che finisce così:

Come Obama ha scoperto oggi, l’America verrà accusata d’immischiarsi in nome della libertà, anche se non farà nulla. E l’accusa sarà vera, nel più profondo dei significati, anche se il Dipartimento di Stato farà a garà per smentirla. Noi siamo il simbolo della libertà nel mondo moderno, e tutti coloro che lottano per la libertà contro le tirannie intuitivamente invocheranno il nostro nome e la nostra Costituzione nella loro lotta. Hanno ragione, perché la sola esistenza dell’America minaccia la legittimità dei tiranni.

We meddle because we exist. Interferiamo perché esistiamo.

Io, l’ho detto, non so cosa pensare: spero tanto che abbia ragione lui, e non Enzo e Obama, i quali – per una volta – condividono la stessa opinione.

Ancora sulla dittatura e non

Finisce sempre che i commenti sono più interessanti dei post, e che mi ritrovo a postare qui delle cose che io o qualcun altro ha scritto nei commenti!

In risposta al post dove commentavo il mio disappunto per coloro che chiamano dittatura quella italiana una mia lettrice, Valentina, mi aveva posto la domanda: “riusciresti a dire che siamo in democrazia qui in Italia?”. La risposta è “ovviamente sì”. E trovo davvero offensivo per quelli che ci muoiono, davvero, nelle dittature asserire il contrario.

Ed è una madornale indelicatezza che proprio non sopporto, anche perché la sento dire a molti insospettabili, persone che solitamente guardano ai fatti senza un filtro ideologico, bandosi quindi su prove ed evidenze: non solo Valentina, anche Malvino aveva parlato di “dittatore regolarmente eletto” riferendosi sia a Ahmadinejad che a Berlusconi, e alle mie perplessità aveva risposto dandomi, se ho capito bene, dell’apologeta delle menzogne di Berlusconi.

A Valentina, che mi parlava delle tante indecenti iniziative di questo governo per giustificare la definizione di dittatura, visto che ci sono “varie e molte sfumature di uno stesso concetto”, avevo risposto il seguente. Credo che le “pagelle” di Freedom House possano essere un buono spunto di discussione per capire l’inconcepibilità del sensazionalismo che vuole l’Italia simile all’Iran.

Prima ti dico un’altra cosa, poi mi spiego: tutte le cose che citi, erano molto, molto peggio quarant’anni fa. Quando nessuno questionerebbe che si era in democrazia. Le leggi per l’immigrazione, la stampa pilotata, etc. Cosa diresti se si riinstaurasse la legge che vieta il divorzio? Che siamo in una dittatura, credo. Eppure era quello che succedeva quarant’anni fa.
Le cose vanno enormemente meglio, per nulla abbastanza, ma “si stanno creando le basi per uno stato non democratico” è un allarmismo pericoloso, e falso, per la storia di Pierino e il lupo.

Inutile dire a te quanto sia contrario a Berlusconi, alla viscidità di molta parte dell’informazione televisiva, e a moltissime sue iniziative politiche; sai quanto la mia posizione sull’immigrazione sia più radicale di quella di qualunque partito politico, e quanto sia quindi disgustato dalle varie iniziative del partito degli egoisti stronzi (la Lega).
Ma tutto questo non configura una dittatura. Ed è molto lontano dal configurarlo.
Qualche dato.

Freedom House è un’istituzione molto prestigiosa che monìtora la libertà in tutti i paesi del mondo, fa degli studi su tutti gli stati, ci sono un sacco di dati e di osservazioni – è lo stesso istituto che ha recentemente declassato l’Italia per la libertà di informazione, ricordi? Alla fine, per semplificare, stilano una graduatoria delle libertà politiche e civili di ogni paese.
Dànno un voto da 1 (massimo) a 7 (minimo) per ciascuna di queste due categorie.
Infine fanno una mappa con tre gradi, Paese libero, paese parzialmente libero, paese non libero.
Ci sono dunque, vari gradi di lettura. È un lavoro molto utile.
Qui trovi quello dell’anno appena trascorso.
http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=22&year=2008&country=7417
L’Italia riceve il massimo in tutte e tre le categorie, insieme a pochi altri stati, qualche esempio:

Francia: libero, 1 1
Italia: libero, 1 1
Israele: libero, 1 2 [non contempla i territori occupati, che sono – per colpa dell’esercito israeliano, e delle leggi dell’Aut Naz Palestinese invece NON libero 6 6]
Messico: libero, 2 3

L’Iran è insieme alle peggiori dittature al mondo:
Iran: NON libero, 6 6
Russia: NON libero, 6 5
Cuba: NON libero, 7 7
Turkmenistan (avevo letto in giro fosse la dittatura più efferata al mondo) NON libero, 7 7

in mezzo ci sono tanti altri stati, tante altre sfumature, come dicevi. Cito a caso:
Turchia: PARZ. libero, 3 3
Malesia: PARZ. libero, 4 4
Nigeria: PARZ. libero, 4 4
Giordania: PARZ. libero 5 4

Mi sembra ce ne sia abbastanza per inorridire a parlare di dittatura in Italia. Siamo incredibilmente fortunati, proviamo ad aiutare chi non lo è.

Abruzzo ventidue

Un riepilogo delle foto fatte in queste settimane, domani farò un bilancio da Roma, avendoci riflettuto un po’ sù a freddo.

L’unico centro commerciale rimasto in piedi durante il terremoto. È anche l’unico nella zona dell’aquilano ancora aperto, era un prefabbricato e ha retto la scossa. Una volta ci siamo arrivati a orario di chiusura già superato, e facendo vedere il tesserino del campo ci hanno fatto entrare per comprare i beni di prima necessità: la birra per una festa dei dicotto anni:

PICT0139

In questa casa cantoniera è crollata tutta una fiancata:

PICT0135

Ridotto male:

PICT0109

Sembrava anche una bella macchina…

PICT0113

Qui la voragine al centro non si nota subito, anche perché sul palazzo nessuna crepa, ma se ci butti l’occhio è spaventosa:

PICT0125

Il piano al centro è stato completamente sventrato:

PICT0132

Questo è il palazzo di confindustria, qui si vede che non ha retto più per quello che c’è per terra, che per quello che si vede:

PICT0096

Purtroppo questo non si vede bene perché non potevo scendere dalla macchina, quella camionetta in fondo segna l’inizio della zona rossa, quella istituita per il G8:

PICT0122

Questo è l’aeroporto appena terminato di Preturo, ci è atterrato oggi Berlusconi, quando ho fatto questa foto non era ancora terminato del tutto: qui si vedono le tende dei militari che lo stavano costruendo:

PICT0102

Questo quartiere dell’Aquila si chiama, o forse sarebbe meglio dire “si chiamava” dato lo sbriciolamento che n’è conseguito, il Torrione:

PICT0119 PICT0120

Infine altre rovine romane, un anfiteatro bellissimo poco fuori l’Aquila. Per fortuna queste non sono state intaccate dal terremoto:

PICT0103

PICT0104

La domanda

IMMISCHIARSI?
Obama sta dicendo in continuazione che gli Stati Uniti non devono immischiarsi perché qualunque mossa degli USA offrirebbe una sponda ad Ahmadinejad per dire che i manifestanti sono burattini dell’Occidente, e dell’America più nello specifico.
La verità è che non ho un’opinione ben definita in merito, effettivamente c’è un certo grado di contraddizione fra dire questo, e avere molto fiducia nelle idee di questa folla: se è vero, come leggo, che ci sono moltissimi pro-occidentali un proclama di Obama servirebbe da spinta, nei cuori e nei morali di coloro che manifestano e un accusa di essere orchestrati dagli americani, da parte di Ahmadinejad, non intaccherebbe la forza del movimento.

MEGLIO FUORI
Però è vero che – al contrario – se si pensa a quale sia la situazione in Iran, a come sia stata manipolata l’informazione e il sistema educativo negli ultimi trent’anni – e anche prima – non ho dubbi che la maggior parte di quella piazza sia profondamente anti-americana (oltre che anti-semita e misogina): in questa prospettiva un intervento di Obama sarebbe, effettivamente, controproducente, specie perché scollerebbe l’appoggio che – a quello che vediamo – sembra esserci fra i ragazzi, primi promotori della protesta – oltre che primi obiettivi delle squadracce di Ahmadinejad – e presumibilmente più in linea con i valori di libertà e autodeterminazione dell’individuo, e il grosso della popolazione: se è vero che tutte le persone delle campagne e dei villaggi sono con i fondamentalisti, ci deve essere per forza un – penso vastissimo – segmento di mezzo che è assolutamente necessario per portare a termine una rivoluzione di questo genere.

MOUSSAVI
Devo dire che mi fido molto più dei manifestanti, che di Moussavi. Quello che sulla carta è l leader della protesta è portatore di una linea non molto diversa da quella di Ahmadinejad, ed è responsabile di vari massacri nella storia iraniana, ma soprattutto – all’inizio – ha dato l’idea di non volersi mettere contro i poteri dello Stato né di voler cavalcare e appoggiare le proteste più di tanto, sono state le manifestazioni oceaniche a tirarcelo dentro: non è escluso, però, che – trascinato quasi di malavoglia – diventi, con il corso degli eventi, molto più coraggioso e deciso, oltre che portatore di un vero cambiamento di politiche. Succede anche questo, nelle rivoluzioni, e se Moussavi dovesse rendersi conto che la propria “base” ha certe spinte ideali, sarebbe quasi inevitabilmente spinto ad alliniarvisi. Ma potrebbe anche accettare una linea più morbida, con un riconteggio dei voti, e una condivisione del potere: sarebbe tradire lo spirito di questo movimento, e un’enorme occasione persa, ma non possiamo escluderlo.
C’è poi la figura della moglie, che leggo lodata da tutti: se prendesse le cose in mano lei, sarebbe eccezionale. Ma ci credo poco.

SOTTOBANCO
Sono certo che – in ogni caso – alla prima occasione utile Ahmadinejad dirà che i manifestanti sono orchestrati dagli USA, se non che sono vere e proprie spie, che Obama li appoggi apertamente oppure no, come sembra; ma è vero che gli starnazzi del dittatore avrebbero molta più forza se appoggiati da parole di sostegno chiaro da parte del Presidente.
Forse, quindi, fa bene Obama a comportarsi così, specie se il suo silenzio preoccupato (non è la formula che ha usato lui, ma ci siamo) diventasse un silenzio partecipe: se al di là del silenzio strategico si stesse muovendo – in segreto – per dare la maggior forza possibile al movimento che non può sostenere apertamente, cosa che non escludo – anzi – stia già facendo.

LA DOMANDA
C’è però una domanda alla quale non ho ancora sentito risposta, ed è una domanda da prendere in seria considerazione, sperando che Obama abbia le idee più chiare della confusione che ho in testa io – teppisti, militari e squadracce di Ahmadinejad stanno cercando di blandire le manifestazioni in maniera poco accondiscendente: bastonate e manganellate a chi protesta, le sedi degli studenti sono state devastate, e ci sono stati una trentina di morti – riposino in pace sperando che, almeno, la loro morte sia ricordata per essere servita a qualcosa – che, ragionando cinicamente, non sono una cifra spropositata. Significa che Ahmadinejad e i suoi sodali non hanno, al momento, deciso di sopprimere nel sangue la rivolta, con tutte le armi in loro possesso.
Ma dovesse succedere, cosa faremmo? Il governo sta tagliando tutte le modalità di comunicazione, sono bloccati gli sms e le linee telefoniche funzionano a singhiozzo, l’unico modo per reperire informazioni è internet, ai cui danni è in corso un’offensiva per cercare di bloccare i siti dove c’è un maggiore scambio di informazioni, come twitter e facebook. Le operazioni dei giornalisti stranieri sono state impedite.

È una domanda che esige di essere presa in considerazione: se nei prossimi giorni si profilasse un massacro, cosa dovrebbe fare Obama e con lui l’Occidente?

Abruzzo ventuno

Diciottanni in mezzo al terremoto

Non ci sono solo gli anniversari di matrimonio, ma anche i compleanni, e ancora più importante, un compleanno dei diciottanni, con tutto quello che vuoldire diventare maggiorenne. Come si organizza? Come tutto il resto, in un tendone:

PICT0142

Ovviamente le misure di sicurezza, all’entrata, sono molto allentate per l’occasione: possono entrare tutti i ragazzi invitati, anche se non sono del campo:

PICT0141

Ce n’è, va da sé, anche di che ballare:

PICT0140

Un piccolo inconveniente c’è, che essendo il tendone nel campo, non si può non invitare tutta la popolazione, e tu invitato, non potrai fare a meno di farti vedere con una scusa che ti tiene a casa: la casa è lì. Ma in fondo, tutti, anche gli anziani, trovano un modo di divertisti:

PICT0143

Domani pubblicherò tutte le foto degli edifici crollati che ho fatto nelle settimane in Abruzzo, e scriverò un bilancio.

Speranza

Anche Distanti Saluti, per il nulla che conta per il nulla che costa e per un po’, si fa verde.

dita

La ballata dei non arrivati alla Fiorentina

I tifosi della Fiorentina sono dei complottisti insopportabili (se non fosse per gli arbitri vincerebbe lo scudetto da 60 anni consecutivi), però sono anche i più simpatici. Io vado sul sito solo (va, bene, non proprio solo…) per leggere le ultime battute, nei commenti. Qualche tempo fa uno scrisse una presa in giro di tutti i giocatori che erano a un passo da essere acquistati Fiorentina, per poi essere soffiati da altre squadre, purtroppo non mi appuntai il nome del commentatore, ma mi ricopiai il testo. Faceva così:

Disclaimer: è un po’ triviale. In maiuscolo tutti i presunti acquisti viola:

Una ragazza di nome DIANA mi ha preso il cuor, mi sento AMORUSO al suo pensier. BON’ERA quando la conobbi al Teatro di FOGGIA in Via SAMMARCO. Tutt’e due ascoltavamo la IAQUINTA sinfonia di MOZART, e gia’ volevo BARZAGLI addosso. La invito al ristorante e ordino PALOMBO della SENNA con fagioli BIANCHI. Niente carne, era QUARESMA. Per dolce un pandoro MOTTA avanzato DI NATALE. A fine cena mi venne la DIARRA, e dietro un albero vomito roba MORRONE, PEZZINI di RANOCCHIA e altre ROBBEN strane. E penso: “mi sono dato una ZAPATA sui piedi, questa non MALOUDA piu”. Fortunatamente VIDIC un aiuola con dei ROSI, illuminati dai RAGGI della luna. Colsi una ROSINA e fiori BIANCHI e li unii insieme con dei NASRI colorati. Lei mi portò in camera sua. Mi spoglio e le voglio MUNTARI addosso quando mi accorgo che mi porge ELANO. Lei grida: “Lo voglio, MADURO” mentre io mi ritrovavo il CASSANO di un MATUZALEM. Alla fine, MESTO, scoprii che era un trans BRESCIANO di nome LUCIO ADRIANO.

Oggi leggo qui:

Oddio notizia senzazionale il Palermo compa Pastore calciatore argentino per fare un centrocampo aggressivo ed elegante: Pastore Tedesco