Abruzzo diciannove

La peggio gioventù

I volontari in Abruzzo non sono quelli che t’aspetti. Intanto sono tantissimi, tanti, tantissimi. Anche a distanza di due mesi dal terremoto c’è sempre gente nuova che vuole partire. E poi sono, come dire, normali.
Io ho bazzicato, un po’, l’ambiente del volontariato, e di solito i “tipi” di persone che s’incontravano erano abbastanza codificabili, anche in senso positivo: con un impegno che era consistente di tutta l’architettura teorica che c’era sotto, in qualche modo una “teologia dell’impegno”. In qualche misura posso dire che, nel volontariato, si potrebbe incontrare quella che – per alcuni versi – è la meglio gioventù.

In Abruzzo è diverso, e te ne rendi conto davvero subito. Vorrei usare un’altra parola, ma mi viene in mente quello sketch di Gerini e Verdone, in cui c’è lei che si domanda com’è stato e dice qualcosa come «è stato strano, proprio perché è, come dire… strano, ecco» Come dire… normali. Ragazzi normali. Che si ubriacano la sera, e che si fanno un sacco di canne. Tutte le porzioni della società, tutti i tipi, quello ricco e quello povero, quello abruzzese, e quello non abruzzese, il maschio e la femmina, quello di sinistra e quello di destra.

Un sacco di gente che magari non se l’è chiesto neanche, perché fosse giusto partire, semplicemente gli è venuto, ed è partita. C’è il farmacista barese, con una svastica tatuata sull’anca, che ha preso due giorni di ferie ed è venuto a pulire i cessi e lavare le pentole, in punta di piedi. È un caso limite, ma dà l’idea. C’è là studente calabrese all’Aquila, a cui sono caduti i calcinacci in bocca mentre dormiva ed è riuscita a uscire dalla stanza prima che crollasse, che è scesa giù in Calabria, per stare tranquilla. Ma poi è subito tornata a dare una mano, come spinta da un senso del dovere, da una coscienza extra-corporea. Ce ne sono tante di queste storie, e sono pochissimi quelli che pontificano sull’importanza del volontariato, che lo considerano una missione. Non sono certo la meglio gioventù, come detto. Forse sono la peggio gioventù, o forse la gioventù e basta.

E sì, sono tutti giovani. Di over 35 ne avrò visti due o tre su una quarantina di volontari. Sicuramente, anche, perché chi ha venticinque anni e non ha una famiglia, può più facilmente armarsi di tenda e picchetti, e lasciare la propria città per qualche tempo, ma anche – secondo me – per dell’altro.
Io credo che la mia generazione abbia trovato nel volontariato, nel “fare del bene”, una sorta di coscienza collettiva ammirata da tutti – forse anche troppo, perché è chiaro che ognuno viva delle proprie piccole licenze – anche da coloro che non trovano il tempo o il modo di farlo.
Può essere che sia a causa della (benedetta) morte delle ideologie, che la mia generazione, e quella più giovane di me, abbiano sostituito con l’impegno sociale, quello che era l’impegno politico della generazione dei miei genitori e dei miei nonni.

Ma mi sembra che sia davvero così, leggevo su questo libro, che il volontariato è un fenomeno nato praticamente negli ultimi vent’anni, e che è il settore in maggiore espanzione. È bello pensare che sia così: del resto nel mio piccolo campione d’osservazione posso dire che più della metà dei miei amici ha fatto esperienze simili, mentre ne ricordo una o due nella generazione dei miei genitori. Ovviamente ci sono mille eccezioni. E forse, semplicemente, a quel tempo non era il tempo.

Era un pensiero che covavo da un po’, e l’ho formalizzato così, in Abruzzo, dormendo accanto a uno con una svastica tatuata sul corpo. Le vie del pensiero sono infinite.

Quando mi tira dentro il vento dell’ottimismo penso a questo; io spero e credo che la generazione di mia sorella, che ha 7 anni meno di me, ci mangerà in testa. E così via.
Ci sarà da divertirsi.

Abruzzo diciassette

Incoraggiamenti

Su di una casa non-crollata, appena fuori l’Aquila, hanno issato questo striscione, in un mix di abruzzese e inglese:

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Per chi non leggesse, ecco uno zoom:

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E per chi ancora non leggesse, ecco la trascrizione: “jamo ‘nnanzi all together”.
Ovviamente: “andiamo avanti, tutti assieme”.

Abruzzo sedici

Quello che è successo a questa casa ha dell’incredibile: la scossa delle 3.32 l’ha fatta sprofondare di un piano. Un colpo netto, e il palazzo si è abbassato di qualche metro:

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In marrone le serrande dei garage che erano al piano terra, e ora non si vedono più.

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A quanto mi hanno detto, sono tutti sopravvissuti.

Abruzzo quindici

I pompieri

La gran parte dei volontari che dànno una mano in Abruzzo rientrano nel pieno del cliché di sinistra, nell’unica accezione in cui cliché non è necessariamente negativo, in particolare quelli permanenti, anche perché le varie associazioni che si affiancano alla protezione civile prendono le mosse dalle giovanili dei partiti di sinistra, dai sindacati, eccetera.

Così non è strano che ci sia una certa idiosincrasia verso qualunque divisa – quando sono venuti i militari a montare i seggi, ci sono stati commenti sciocchi e ingenerosi. C’è però un’eccezione: i Vigili del Fuoco. Sarà perché la loro non è una divisa come tutte le altre, sarà perché – finito il duro lavoro – vanno al bar del paese a ubriacarsi fino a barcollare (e ce ne vuole!), ma si è creato un grande feeling fra volontari e vigili del fuoco. La settimana scorsa, una sera, al passaggio del macchinone dei pompieri è partito un coro che faceva più o meno così: “rispettiamo solo i pompieri”.

Fin qui sono le solite cose, e ci sarebbe poco di gustoso, ma c’è di più: se passate in queste settimane in Abruzzo, vedrete un sacco di mezzi dei vigili del fuoco con un peluche, un pupazzo, una bambola, o un giocattolo legati sul cofano. Sono davvero tanti.

Era successo che una bambina, tirata fuori dalle macerie, avesse regalato il proprio peluche preferito alla squadra di Vigili del Fuoco che l’aveva salvata. Il pompiere che l’aveva ricevuta, l’aveva legata sopra al proprio furgone, dove sta lo stemma dei VdF. Dì lì avevano cominciato in tanti, c’è un macchinone che va in giro con una tarantola gigantesca di peluche, nera, che sembra quasi vera. Fa spavento.

Dicono che sia passata anche una circolare del capo dei Vigili del Fuoco che vietava di appendere oggetti, perché si era diffusa troppo: ma sembra che se ne siano fregati tutti, confermando la sopra declamata allergia agli ordini dei pompieri.

P.s. Ora hanno iniziato anche molti volontari, ad appendere pupazzi e bambole sulle loro macchine: io ne ho una sul sedile posteriore, appena trovo un po’ di spago, ce la metto.
Le belle idee si copiano. E, non bastasse, sono un po’ pompiere anche io:

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Abruzzo quattordici

In questi giorni avevo fatto qualche foto che avevano a che fare con la campagna elettorale, molti partiti avevano dei piccoli gazebo, ovviamente tutta la propaganda era fondata sui tempi della ricostruzione.

Questa foto l’ho fatta ieri: è l’entrata di un campo gestito da Sinistra e Libertà, e – per quanto non sia molto legale, perché era anche l’entrata di un seggio – si cerca di fare campagna elettorale anche con… i palloncini:

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Il comitato elettorale del PD, se tutti stanno in tenda, anche i comitati elettorali stanno in tenda:

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Infine questa bandiera: sembra campagna elettorale, ma non lo è. È lì da prima del terremoto, nessuno è più entrato in casa e nessuno l’ha più tolta. La casa non ha resistito, come si vede dalle crepe, la bandiera sì:

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Abruzzo tredici

Il voto in tenda

Non essendo più agibili molti edifici, fra cui quasi tutte le scuole, sono allestiti dei seggi elettorali nei vari campi, ecco qualche foto delle operazioni di voto.

Le liste:

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Come normale si forma una piccola fila di fronte a ogni tenda che fa le veci di ogni sezione elettorale:

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L’entrata del seggio, transennata dall’esercito: sullo sfondo, in lontananza si vedono i tetti crollati delle abitazioni.

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Infine la bandiera italiana, su una faccia, ed europea sull’altra faccia, che sventola fra le tende:

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Abruzzo undici

Oggi sono arrivati i militari. Per quanto molti del campo dicano che ciò abbia a che fare con la Digos e col G8, la verità è che sono qui per le elezioni. Anche i terremotati, ovviamente, votano. Sono stati attaccati i cartelloni con le liste, e – sebbene molti dell’entourage qui siano di Sinistra e Libertà – campagna elettorale non è stata fatta.

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L’altro giorno, al telegiornale, si è sentito Berlusconi che prometteva crociere estive ai terremotati e: «hai sentito Mari’, andiamo tutti in crociera!». Inutile dire che c’era molto sarcasmo.

Abruzzo dieci

Questo era un bar, è ancora un bar, ma siccome dentro è pericolante, quel bussolotto blu è diventato il bar di servizio. Mi domando come facciamo per gli oggetti all’interno, se sgattaiolino dentro, oppure no:

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