È costato molta, molta fatica.
Martedì 23 dicembre
Per me è arabo – Diario dalla Palestina 109
Non ci crederete, ma fra i miei soliti mille fogliacci che porto a casa, hanno iniziato a comparire anche geroglifici tipo Ø¶Ø¹Ø«Ø³ÙØ® (no, non è una parola di senso compiuto, è “questo” scritto con la tastiera araba”). È difficilissimo. Ma peggio di quello che potreste aspettarvi, molto peggio. Avrei talmente tanti esempi da farvi, che non so quale scegliere.
E poi, c’è quella storia del fatto che tutti qui hanno nomi in arabo, ma – specie i cristiani – si fanno chiamare con l’equivalente italiano del loro nome in Arabo: quindi Meriem si fa chiamare Maria (o Mary dagli angloparlanti), Yusuf si fa chiamare Giuseppe (o Joseph), e così via. È un accorgimento utile a semplificare la vita degli stranieri, che troverebbero molto ostici alcuni nomi arabi. Per fortuna non ho ancora trovato un “Aissa” che si faccia chiamare Gesù.
Ecco, per la prima volta sono riuscito a instaurare il procedimento inverso: finalmente una persona mi chiama Hanna, abbreviazione di Johanna, che sarebbe “Giovanni” in arabo.
p.s. Domani per Betlemme è IL grande giorno (se si comprende in domani anche l’arco che va dalle 24 alle 02.00 del 25), purtroppo data la poca internnetticità non posso fare liveblogging, ma cercherò di raccontare tutto.
Lunedì 22 dicembre
Famiglia cristiana – Diario dalla Palestina 108
Fra le attività correlate a quelle del Centro, c’è l’incontro con delle famiglie che sono aiutate in un modo nell’altro da qualcuna di queste strutture. In una di queste famiglie, Salim, il padre di famiglia – dimentico di quanto queste pratiche confliggano con il fortissimamente professato cristianesimo – mi ha letto il fondo della tazzina di caffè.
Davvero, non riesco a immaginare delle profezie meno azzeccate, anche nella sua estrema genericità. E lui pareva crederci veramente: l’unica cosa precisa che ha detto è che tornerò in Italia prima della fine del tempo perché qualcuno a Roma starà poco bene. Vedremo.
Qui una foto di gruppo, e Cristo ci guarda:
Sabato 20 dicembre
Manifesta pure tu – Diario dalla Palestina 107
Alla fine sono andato alla famosa manifestazione del 18 dicembre, dei refusnik israeliani. Vi racconterò di più poi, intanto qualche foto.
Le 22.000 lettere per chiedere il rilascio degli Shiministim in carcere:

Ovviamente non tutte erano attaccate, c’erano scatoloni pieni:
Qui si intravede la star, piuttosto antipatica, fra l’altro.
Tutto il mondo è paese, anche qui i palloncini fatti volare via:
Polizia ed esercito, che stavano lì a controllare, erano incredibilmente tranquilli.
Giovedì 18 dicembre
Voglio indietro il mio pallone! – Diario dalla Palestina 106
Ricordate quando da bambini si giocava in piazzetta, o nelle stradine e il pallone andava inevitabilmente a finire nel giardino del vicino cattivo cattivo, e c’era sempre un coraggioso che scavalcava il muretto o la recinzione – sfidando l’ira funesta del proprietario – per andare a riprendere il pallone prima che fosse troppo tardi?
E le volte che questa operazione non riusciva e quello minacciava di bucare il pallone, oppure di tenerlo lì senza ridarlo?
Ecco:
Mercoledì 17 dicembre
Un fiorino – Diario dalla Palestina 105
Con il venditore di pannocchie:
IO: Kadish ada? (quanto vengono?)
VP: Fi arbaa fi talata (Ce ne sono alcune da 4 shekel [prezzo da turista stupido ndr] e alcune da 3 shekel [prezzo da turista non tupido ndr])
*Le pannocchie sono tutte uguali*
IO: Fish Tnin? ( ah… non ne hai da 2 shekel? [prezzo arabo ndr])
VP: Aywa.
E me ne porge una, identica a tutte le altre.
Martedì 16 dicembre / sera
Dài che sì – Diario dalla Palestina 104
Sto provando a dare seguito a un’idea bella bella bella che mi è venuta qualche giorno fa. Non vi dico nulla sperando di potervi mettera a parte, a fatto compiuto.
Martedì 16 dicembre / mattina
E luce fu – Diario dalla Palestina 103
Ieri sera c’è stata l’accensione dell’albero di Natale, sulla piazza davanti alla Natività.
C’erano tante bandiere, e vari personaggi che parlavano di pace in un modo un po’ ambiguo. Le bandiere che ho riconosciuto sono state, Palestina, Vaticano, Betlemme.
Ecco l’albero, ancora non acceso:
La piazza è tutta addobbata di luci, anche davanti alla moschea:
E poi, all’accensione dell’albero, i fuochi d’artificio!
Lunedì 15 dicembre
Se il mondo è piccolo, Betlemme cos’è? – Diario dalla Palestina 102
E io che volevo fare una sorpresa a tutti, domani, al primo incontro con i bambini. E invece è bastato fare un giro per Betlemme perché incontrassi la metà delle persone a cui volevo fare la sorpresa, che – presumibilmente – l’avranno riferito all’altra metà.
Domenica 14 dicembre
In partenza – Diario dalla Palestina 101
Sono finalmente in ripartenza, fra qualche ora mi sottoporrò agli interrogatori della security israeliana, sui quali c’è una vasta letteratura, anche fra i blogger, domande assurde per le quali tutti si chiedono “ma a che serve?”, alcuni sostengono che però funziona, altri sottolineano il carattere vessatorio, perché – effettivamente – gli israeliani hanno molti meno problemi a passare.
In compenso, avevo anche letto del perché di questo, la cura per gli oggetti è minima. Lo screening è sulle persone, e non sugli oggetti, così- sembra assurdo che succeda nell’aeroporto con più security al mondo – nessuno ti dice nulla se porti liquidi che sono altrimenti vietatissimi nel resto del mondo, e questo non perché non se ne accorgano (lo scrupolo è oltre l’umano, ma perché non gliene frega nulla.
L’ultima volta, passato con questa busta in mano:











