Questa è quella di oggi, io sono andato meglio – credo – ma la trasmissione è andata peggio perché c’era un collegamento in ballo che è saltato all’ultimo momento e ci siamo arrabattati mettendo una pezza. Spero non si noti troppo.
Premete “play”:

poveri i bambini che finiscono nella squadra avversaria
Questa è quella di oggi, io sono andato meglio – credo – ma la trasmissione è andata peggio perché c’era un collegamento in ballo che è saltato all’ultimo momento e ci siamo arrabattati mettendo una pezza. Spero non si noti troppo.
Premete “play”:

Le foto della tempesta di sabbia in Australia sono bellissime:

Particolarmente belli i prima e durante:


Il lungo discorso di Obama alle Nazioni Unite non è bello, è la più precisa definizione del “progresso”.
Avevo inziato anche a tradurlo, e arrivato a metà (3 ore di lavoro!) ho scoperto che su Repubblica l’avevano già tradotto… allora tanto vale che lo leggiate da lì.
Quella sensazione di quando arrivi al semaforo che è arancione e quandotussarestiliquelloeggiaddiventatorosso e ci pensi un po’ e alla fine ti dici dici ma-che-fretta-ho e allora decidi di fermarti e poi vedi che dietro all’angolo c’era un poliziotto e allora sei felice ché ti avrebbe fatto la multa e poi invece quello ti fa con la mano di passare perché c’è tanto traffico e allora tu passi con il semaforo rosso… ma sotto l’egida dell’Autorità.
Beh, quella è una sensazione bellissima.
Ho scoperto ora che sul Fatto ci scrive, anche, Massimo Fini. Dài, lo fanno apposta.
Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.
Babbo Natale esiste
“Caro direttore, ho 8 anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà mi ha detto «se lo vedi scritto sul Sun è vero»; per favore, mi dica la verità, Babbo Natale esiste?”. Firmato Virginia O’Hanlon. L’autunno di tantissimi anni fa Virginia va a scuola, e sente la cinica rivelazione dei suoi amici che fanno a gara per smentirle la bugia più bella. Babbo Natale non esiste, gli adulti ci fregano tutti gli anni. Così Virginia, sconcertata da tanta rivelazione, va dal padre – i papà sanno sempre tutto – a chiedere: papà, ma è vero che Babbo Natale non esiste? Il Sig O’Hanlon non sa che dire, non vuole dire mentire a sua figlia, neanche su Babbo Natale, però non vuole neanche rovinarle la favola di Babbo Natale, così demanda l’autorevolezza del suo parere: «guarda, io ti potrei dare la mia risposta, ma non me ne intendo di queste cose, prova a scrivere al New York Sun – un giornale molto prestigioso all’epoca – se lo dicono loro, ti puoi fidare», le avrà detto. Così Virginia scrive al Sun.
Sul New York Sun del 21 settembre 1897 viene pubblicata la lettera di Virginia, con la risposta dell’editorialista, e fratello del direttore, Francis Pharcellus Church che inizia molto semplicemente “Virginia, i tuoi amici si sbagliano”. Segue un editoriale bello e appassionato in cui Church si fa scherno del cinismo degli amici di Virginia: non credono a Babbo Natale, magari non credono neanche alle fate! L’attacco del secondo paragrafo – di quello che è diventato l’editoriale più riprodotto nella storia americana – è rimasto celebre: “Yes Virginia, there is a Santa Claus. Egli esiste come esistono certamente l’amore, la generosità e la dedizione, e tu lo sai che queste abbondano e dànno alla tua vita le bellezze e le gioie più alte. Poveri noi! Come sarebbe tetro il mondo se non ci fosse Babbo Natale. Sarebbe così tetro, come se non ci fossero le Virginie”. Già, sarebbe così desolato il mondo senza Virginie.
Ah, oggi è il 21 settembre di 112 anni dopo. Auguri a tutti quelli che non hanno smesso di crederci.
[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l’ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol]
Le torri gemelle, le bombe di Madrid e Londra, la mutilazione delle nostre democrazie che ora convivono con odiose leggi speciali per contrastare la violenza internazionale, i nostri morti sul campo, sono la moneta amara con cui l’occidente e tutti noi siamo ripagati per gli anni di immobilismo, in cui abbiamo lasciato fare, in cui ci siamo girati dall’altra parte fino a quando, dalle donne afgane, la mano violenta si è spostata sulle nostre strade.Abbiamo sbagliato, e gli errori li pagano oggi, nel modo più estremo, gli uomini a cui abbiamo chiesto di rischiare la vita. Nel ringraziarli, dovremmo riconoscere il valore militare e repubblicano del loro lavoro. Riconoscere il fatto che la nostra democrazia – nel mondo di oggi – non può fare a meno di combattere una guerra. E mentre la combatte, la odia, come odia tutte le guerre, amando e piangendo gli uomini che la combattono e muoiono. Si dovrebbe imparare da questi uomini a non distogliere mai più il nostro sguardo, a non girarci mai più dall’altra parte.