Domenica 1 marzo

Sciopero – Diario dalla Palestina 178

Ieri in Palestina c’era lo sciopero per protestare contro la demolizione di alcune case da parte del governo israeliano. Ovviamente ci si domanda in che modo uno sciopero dei palestinesi, indetto da Abu Mazen, possa danneggiare gli israeliani, anzi. Inutile dire che israeliani che lavorano in Palestina non ce ne sono (è anche vietato andarci), mentre di palestinesi che hanno il permesso di lavoro in Israele ce ne sono tanti. Prima della seconda intifada erano quasi la metà.

Per fortuna il buon senso ha suggerito di dichiarare lo sciopero per sabato, cosicché tutti coloro che lavorano in Israele non avrebbero dovuto decidere se rischiare il posto, o ritorsioni. Il sabato, infatti, in Israele è festivo.
A Betlemme tutto è chiusissimo, e anche a Gerusalemme Est. Solo alcuni negozî, nel pomeriggio, lasciavano una porticina aperta come a dire: noi siamo chiusi, però il proprietario è venuto qui a prendere la pasta che s’era dimenticato per casa, se voi, nel frattempo e incidentalmente, volete entrare e comprare qualcosa… beh, non possiamo dirvi mica di no. Io ho comprato una Coca Cola.

Ovviamente valeva solo per alcuni alimentari, perché tutto il resto era strachiuso. Un’agente immobiliare, che so poco politicizzata, alla domanda: «ma scioperate anche voi?». «Beh, dobbiamo».
Che è come dire: se non scioperiamo, ci sfasciano il negozio.

Succede ovunque, ma di solito la caccia ai “krumiri” è all’interno di una classe sociale, non di un intero popolo. Come a dire: «qui non ci possono essere colletti bianchi».

Habemus Vatem

Son seimila anni che aspettano un profeta, e ora l’hanno trovato:

Un documentario della TV iraniana spiega che la diffusione dei film di Hollywood è parte integrante del complotto sionista. In particolare Harry Potter viene propagandato dagli ebrei per una ragione molto chiara: lo considerano il loro profeta.

Sennò che liberale sei?

Spesso mi picco di essere molto bravo a individuare tutte le contraddizioni, e tutto il portato strutturato dietro a ragionamenti apparentemente innocui: specie per quanto riguarda il maschilismo, ma anche su altri concetti a me cari, come l’egoismo del dire «non voglio giudicare quella persona» o l’inane illogicità del pensare che «due cose possono essere diverse, né rispettivamente peggiori, né migliori né uguali».

Il preambolo è lungo, il concetto è che c’è sempre uno più bravo di te:

“Provo a ragionare da un punto di vista laico e liberale – scrive Antonio Polito (il Riformista, 27.2.2009) – cioè a valutare che cosa sia meglio per la comunità, e non che cosa corrisponda di più ai miei convincimenti personali”. Un aborto fin da quest’incipit, questo editoriale, perché “un punto di vista laico e liberale” non contempla alcuna contraddizione tra “convincimenti personali” e “cosa sia meglio per la comunità”.

È verissimo, ovvio direi, ma il possidente qui non c’aveva pensato. Come direbbe quello: « mo’ me lo segno».

Balcani

Più ne leggo, qua e qua ultimamente, più mi sembra di capire che i balcani siano la cosa più simile al Medio Oriente che c’è. C’era anche un mezzo programma di farci un salto, tornato da qui, a Sarajevo. Chissà.

Per me è arabo

Quando racconto, qui, che in Italia dire “per me parli arabo”, è come dire “dici qualcosa di incomprensibile”, ci rimangono un po’ male. In inglese si dice “è greco per me”, e c’è una pagina wikipedia molto divertente dove sono elencate tutte le stesse espressioni in tutte le varie lingue. Il più gettonato è il cinese, considerato “arabo” da molte altre lingue, fra cui l’ebraico. L’yiddish predilige l’aramaico, che è abbastanza gettonato anche in italiano come seconda scelta dopo l’arabo.

Uno potrebbe stare su quella pagina per ora. C’è qualcuno, però, che si è preso la briga di farne una rappresentazione grafica, che io ho trovato incredibilmente divertente: sembra proprio che il cinese vada per la maggiore, o per la minore, a seconda dei punti di vista.

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Giovedì 26 febbraio

Senso degli affari – Diario dalla Palestina 177

Poi erano gli ebrei quelli con il senso degli affari! Dopo il ristoratore che scrive il menù sul muro, e i tassisti che si piazzano dopo il check-point per proporre il Banksy-tour, Francesco mi segnala questo sito: tu gli dài trenta euro, ti fanno la bella scritta (politica, scherzosa, ma soprattutto d’amore) che hai commissionato loro sul Muro. Poi ti mandano tre foto della scritta, e tu le fai vedere alla tua fidanzata!

Mercoledì 25 febbraio

Ping pong – Diario dalla Palestina 176

Sempre su uomo-donna all’università mi sono dimenticato di raccontare una cosa: che, per la prima volta da quando sono qua, ho visto dei ragazzi non voltarsi con cameratismo d’ordinanza al passare di una ragazza. Di solito lo fanno tutti, in qualunque caso. Invece stavamo giocando a ping pong, e tutti erano concentrati sulla partita. Bene.

Se non fosse che il tipo lì mi ha umiliato, 21 a 16, ma di quelle partite che aveva in mano dall’inizio alla fine. E pensare che io ero straconvinto di vincere.