Voglio andare a vivere in campagna

francesco-costa.JPGVisto che è una lettura che consiglio, ricopio qui la presentazione che ho scritto sul sito dei Mille per il pubblico quaderno d’appunti dell’alacre Francesco sulla campagna elettorale per Ivan Scalfarotto:

Una presentazione simile dovrebbe cominciare dicendo che lui è giovane, che non ha neanche ventiquattro anni, che non si potrebbe neanche candidare per questioni anagrafiche, e che nonostante questo sta lavorando come un veterano. E invece no: sta lavorando – e lavorando sodo – proprio con la forza, l’incanto, la freschezza dell’essere giovane. Armato anche dell’inesperienza che gli permette di rischiare le strade meno battute.

Non solo, essendo blogger nell’animo, quello che fa, ce lo racconta: se Giuliano Ferrara ha fatto il “diario di una dieta speciale” nella sua casa di campagna, Francesco Costa non vuole essere da meno, e fa il “diario di una campagna speciale”, e basta leggere tutti gli impegni che ha per chiedersi se riesca a trovare il tempo di mangiare…

Ivan Scalfarotto ha sempre con sé il Dottor Costa, e questi ha sempre con sé il proprio feed. Il tutto lo trovate qui.

Dopo questa esperienza Francesco tornerà a Roma, nella speranza che – per una volta – si invertano i ruoli, e sia Ivan a seguirlo nella capitale.
Anche con qualche chilo in meno.

That takes religion

Ho sempre dato poco credito alla teoria per cui – indipendentemente dall’esistenza di Dio – la fede contribuisce a rendere le persone migliori: oltre a essere negata da molto del passato e buona parte del presente, reca in sé quella idea di deterrenza basata sul terrore che – in cielo o in terra – è sbagliata prima di tutto, e poi inefficace.

Da oggi – senza parossismi – mi affeziono alla ficcante e ironica riformulazione del fisico Steven Weinberg, che suona più o meno così:

Senza tirare in ballo la religione, le persone buone faranno il bene, e le persone cattive faranno il male. Ma per fare sì che persone buone facciano il male, beh, per quello c’è bisogno della religione.

(via Leibniz, che vince anche il premio per il miglior titolo del mese)

Magritte

Tanto era incredibile la somiglianza, che tutti quelli con cui ho parlato non avevano capito: questo NON è Flavio Briatore.