Dare fuoco alla Bibbia

Uno dice, oh finalmente: finalmente qualche ateo che fa una bella cazzata come bruciare i libri altrui. Uno di questi miscredenti che in nome del suo scetticismo si manifesta in tutta la sua arroganza. Qualche bruto scienziato che, invece di studiare i libri, gli dà fuoco!

E invece no, pure stavolta, pure a bruciare le Bibbie, son sempre gli stessi credenti in quel libro perché non è la traduzione che piace a loro.

Vabbè dice, i non-credenti non bruciano libri altrui, ma è uno sporco lavoro e qualcuno dovrà pur farlo…

[oh, caro lettore occasionale di Distanti Saluti, e che stai per tirare fuori l’argomentum ad hominem Stalin/Mao/miozioaldo, sappi che a tale fallacia logica è stato qui risposto 30 volte: Stalin, Mao e forse anche tuo zio Aldo condividevano anche i capelli neri – ma non era perché provvisti di capelli neri che facevano del male al prossimo]

Radio star 3

Questa è la trasmissione di venerdì scorso che non era stata messa online fino a oggi, io apro e chiudo questo spezzone. Ho lasciato intatto il file perché mi sembrano interessanti anche gli altri interventi, Claudia Sterzi su Ayaan Hirsi Ali (!) e Alessandro Litta su Armania-Turchia dentro al mio.

Come al solito premere play sul file qui sotto:
Non c’è pace senza giustizia 8 ottobre

(Domani sera metto quella di domani: ovviamente se la volete sentire direttamente in radio, su Radio Radicale domani alle 13.30)

C’è una cosa che non capisco

C’è una cosa che non capisco: quando io non sono d’accordo con qualcosa – diciamo, in genere – non sono d’accordo con l’andare a sprangare qualcuno perché non condivide quella idea. E qui ci siamo. Se io non sono d’accordo, per dire, con il crocifisso in aula – come non sono d’accordo – questo non mi rende più incline a dare delle attenuanti a uno che prenda a sprangate chi mette un crocifisso nelle aule. Io non capisco proprio questa cosa della vicinanza ideologica.

Allora: il parlamento ha affossato (si usa questa parola qui, ora) un disegno di legge che metteva un’aggravante per chi va a sprangare i froci perché sono froci. Come succede per le altre discriminazioni, se tu tiri una coltellata a uno sei un bello stronzo, ma se gliela tiri perché è negro, allora sei uno stronzo e razzista. E quindi, anche qui, tutto bene. Dunque se uno mi tira una molotov perché mi piacciono gli uomini, beh sì, questa è una discriminazione, e non credo ci sia qualcuno che lo può negare.

Quindi siamo arrivati al punto: i soliti, destra più cattolicorps (udc+Binetti), hanno votato contro ‘sta modifica. Io davvero non capisco. Io non penso che la metà del nostro Parlamento sia omofoba in questo senso, che condannerebbe ogni omosessuale a essere appeso come in Iran. Penso, diversamente, che moltissima parte del nostro Parlamento – anche più della metà – sia omofoba in modo più viscido, ma certamente meno violento: con le frasi nelle orecchie, le battutine, le barzellette in cui c’è il ricchione, i modi di dire che sottointendono che “farselo mettere al culo” sia la cosa peggiore del mondo. Quelli che, non solo simpatici, ma anche originali dicono «checca isterica». Insomma, tutte cose che mi irritano ferocemente.

Però io non credo che ci sia qualcuno, lì dentro, che vorrebbe davvero prendere un omosessuale a sprangate. Lo prendiamo in giro, “ahah, ci sono più donne per noi”, e altre argute simpaticherie del genere, ma – allora – perché votano così? Voglio dire, prendiamo Binetti: la signora non è la mia tazza di tè, immaginerate, però non ce la vedo proprio a andare a pestare un omosessuale. Anzi, faccio questo sforzo d’immaginazione, mi azzardo a pensare che se si trovasse in una scena in cui un gay viene picchiato da dei fascistelli, lei, Binetti, andrebbe anche a soccorerlo. E dunque?

Finché son contro al matrimonio, mi incazzo e lo capisco. Scelgono il loro dogma anziché la felicità altrui. Ma qui? Che tipo di egoismo ideologico c’è? Io davvero non capisco.

Era giovane, triste, eroico, debole, caro agli dei

Qualche tempo fa se foste usciti con la bicicletta nei dintorni di Pavia, avreste potuto incontrare un corridore che correva talmente tanto – in bici – che sembrava un professionista. Si presentava pure a qualche corsa per amatori, che ovviamente stravinceva.

Lui era Franck Vandenbroucke un corridore assurdo, una via di mezzo fra un Paul Gascoigne e un Adriano delle due ruote, che per un certo tempo a cavallo del passaggio di millennio fu anche considerato il corridore più forte al mondo, vincendo la corsa più antica del mondo, la Liegi Bastogne Liegi.

Se mi avessero chiesto, due o tre anni fa, con quale ex corridore mi sarebbe piaciuto andare a cena – macché, passare una notte a chiacchierare – uno dei primi che avrei detto sarebbe stato proprio Vandenbroucke.

Nel 2004 disse che senza l’aiuto degli psicologi avrebbe anche lui fatto la fine di Pantani. Quasi fosse già scritto, destino inesorabile, con cinque anni di ritardo l’ha fatta. Il ciclismo è così, fatto di tante storie inspiegabili ma simili a sé stesse che quasi impari a riconoscerle.
QuandoPantani morì, Giuliano Ferrara scrisse un editoriale, a me molto caro, che si chiudeva così:

Uno pedala e risparmia, si sistema e coltiva il suo giardino, aspetta la morte in casa sua e accetta senza altra pena che quella quotidiana la strana dimensione dello stare al mondo, di abitarci senza febbre. Un altro no. Scambia la notte con il giorno, si fa contagiare dalla malinconia, non sa farsi domande e non può rispondersi, e balla e si dimena e cade out of the cradle endlessly rocking, fuori della culla che dondola in eterno. Che cosa c’è di male a riconoscere che un giovane uomo si è lasciato vincere dalla tristezza, che era forte della sua debolezza, che era caro agli dei e che quella era la sua salute, la sua salvezza, poiché non era un malato?