Ok, va bene. Me l’ha detto persino mia sorella (diciottenne in pieno target-Moccia) che ho fatto un post stupido. Pietà.
Tre metri accanto a Zoro
Oggi sono stato a contatto con una celebrità, uno che ha ospitato Mentana in televisione. Uno di quelli che quando lo incontri te lo ricordi. E te lo ricordi perché sai che lo potrai raccontare ai nipoti. Incidentalmente sul palco c’era Al Gore in versione Beppe Grillo (insiemeabbatteremoilsistema), e proprio davanti a me sedeva il numero due del PD, Franceschini. Ma la vera star era lui, così umile da sedersi in mezzo a noi; accanto a sé aveva due bravi d’eccezione, lui e lui: come se le guardie del corpo di Batistuta fossero Toni e Vieri (quello di un tempo, non questo). Ma ovviamente a stagliarsi in mezzo alla folla, a sbrilluccicare di luce propria era lui: Zoro.
Tutti si fermavano a salutarlo, inchinandosi, qualcuno ostentava familiarità («ehi Diego»), qualcun altro mostrava deferenza, altri sembravano Saccà con Berlusconi. Al di là dei due della security, c’era solo un numero imprecisato di donne che evidentemente bramavano una sua parola, una sua attenzione.
La dea bendata mi fece regalo di un posto così prossimo a lui da aver potuto apprezzare tutte le sue risate (e quando rideva lui, tutti lo seguivano), i suoi applausi (e quando applaudiva lui, applaudivano tutti). Franceschini ha cercato in tutti i modi di di rubargli la scena, di attirare le attenzioni su sé stesso, alzandosi in piedi, arrivando in ritardo, fingendo di telefonare, agitando la mano per salutare qualcuno (che inevitabilmente non gli ha risposto): ovviamente il risultato è stato senza esito – in realtà c’era qualcuno che mi diceva sempre che “senza esito” non si deve dire, perché in realtà c’è sempre un esito, anche se negativo, ma in questo caso e unico caso era proprio senza esito.
Io, per me, non ho trovato il coraggio di proferire alcuna parola nella sua direzione, di chiedergli di poter toccare il santino come avrei tanto voluto: agogno di avere una nuova possibilità, e spero che per quel giorno avrò acquisito la necessaria temerarietà
Alemanno fascio
Detto, fatto.
Politica corporativa
Non tutto il male viene per nuocere.
Un sacco di gente entra su Distanti Saluti cercando “Alemanno fascio”.
Quasi quasi dovevo votarlo.
Non è pari pari come hanno ragionato i tassisti?
sembra una vignetta dei Peanuts
Per essemplo di lui
In giro si dice che David Cameron abbia vinto le elezioni perché si è blairizzato e ha blairizzato il proprio partito. Che era ovvio, perché Blair aveva introdotto un altro tipo di comunicazione e un altro messaggio. Blair aveva dominato la politica dell’ultimo decennio, con un paio d’anni un po’ più opachi: per battere il, New, Labour non si poteva essere, Old, Tories.
In giro si dice che Veltroni abbia perso perché si è berlusconizzato, che se uno fa il verso a quell’altro è chiaro che la gente vota l’originale. Che le persone non sono stupide, e non si fanno fregare da uno che scimmiotta l’altro. Che Berlusconi aveva dominato la politica dell’ultimo decennio (tranne un paio d’anni un po’ più opachi), e la gente voleva qualcosa di diverso. Di fortemente diverso.
Ora, io Blair lo copierei pure per comprare una squadra di calcio, e Berlusconi solo per quello, però mi sa che il ragionamento è un po’ farlocco.
P.S. Che poi io non penso che Veltroni si sia troppo Berlusconizzato, e che fosse veramente molto meno vecchio, e non (solo) in senso anagrafico: sarà mica quello? che bisognava essere più berlusconizzati?
La festa della Liberazione
*Attenzione: post più caustico dalla fondazione del blog*
Ora che Ferrara ha preso lo zero-virgola-narcisisti-del-voto-come-mio-nonno, e il corpodelledonne non è più in pericolo ce lo possiamo dire: che nessuna donna abortisca con leggerezza è falso.
Chi non è convinto dal lieve argomento della varietà del mondo e delle persone, può farsi avanti: posso accompagnarne gli occhi davanti a argomenti di situazioni ben meno lievi.
Feist
Oggi ci sono tre cose che vivo in modo molto simile: la Fiorentina si gioca una partita fondamentale per la Champion’s League, c’è il ballottaggio a Roma, e… ovviamente la Liegi Bastogne Liegi.
E la nebbia?
Uno vorrebbe liberarsi dai luoghi comuni, prestare tutta la sua apertura di vedute, non dare per scontate le cose, e poi la cruda realtà lo aggredisce: sono 72 ore che sono a Milano e non ce ne sono state 5 di fila senza la pioggia…
Troppa poca vita davanti
Io invece l’ultimo film di Virzì l’ho visto. Non dico che nonostante tutto è fatto bene, perché sia dire «nonostante tutto» che dire è «fatto bene» è da esperti di cinema, cosa che non sono. In realtà anche il dire di non esserlo, è un po’ da esperti di cinema, ma la falsa modestia non alberga qui.
Dunque posso solo dire che valeva la pena vederlo – e non solo per non essere escluso dalle conversazioni di amici; che certe cose sono raccontate proprio come mi piace che siano (a me persino il narratore fuori campo è sempre piaciuto, fin dai Laureati di Pieraccioni), altre sono banalizzate a tal punto che in certi momenti mi sono domandato: «ma lo sta facendo apposta?», per poi controdomandarmi «perché dovrebbe?».
Cerco di fare un post senza spoiler, quindi per quanto riguarda la trama dico solo che il finale è un po’ troppo prevedibile (e io sono un che i finali li azzecca solamente nei film horror/thriller, o più propriamente nei pochi horror/thriller che ho visto).
Effettivamente alcune scene sembrano decisamente macchiettistiche, immaginare che esista una casa in cui durante un preteso ritrovo molto chic ci siano televisori (credo al plasma) in tutte le stanze, accesi e sintonizzati sul Grande Fratello, non per burla o auto-ironia, né come condizione straordinaria, ma dipingendo il fenomeno come la più ordinaria assurdità della società d’oggi, è da pregiudizio culturale de sinistra. È la mutuazione decenni dopo, del Berlinguer che-la-televisione-a-colori-è-capitalista. Cioè essere conservatori. Il male, appunto della sinistra attuale.
In più lo scenario è surreale ma viene presentato come fosse ovunque così: ha forse ragione Akille a dire che (in alcune) società gli incaricati alla motivazione sfiorino il ridicolo, quel ridicolo del «Ma dove andremo a finire?», ma è categoricamente impossibile che non ci siano dubbi o lamentele, che questo meccanismo così oleato salti soltanto quando qualcuna viene licenziata per poca produttività o per una plateale crisi di nervi. La vita ha molte più sfumatore, almeno la metà di quelle dipendenti troverebbe ridicolo fare un balletto prima di entrare a lavorare (forse lo farebbe, per conformismo, ma lo troverebbe uno dei prezzi da pagare di quel tipo di lavoro).
È caricaturale presentare invidie sotanto fra le due migliori centraliniste del mese, e non se ne intravvedano nel maremagno delle altre ragazze la cui unica aspirazione sembra quella di essere premiate come dipendenti del mese. Una folla di persone che si lancia ad abbracciare la ragazza che ha vinto un portachiavi (sic!), ancora, non perché sotto al gioco psicologico, ma per pura spinta d’animo, beh è assolutamente inverosimile.
E poi l’ossessione del Grande Fratello: ho sentito Virzì a Condor raccontare di un giornalista con la puzza sotto al naso che gli avrebbe cercato di estirpare qualche censura del fenomeno reality, rimanendone deluso. Ecco, io avendo pur ascoltato le parole del regista mi trovo nella paradossale condizione di legittimare la domanda del giornalista. Anche qui, poi, tutto sempre esasperato, finto: io mi son trovato a contatto con ambienti ancor più abbrutiti di un pullman di centraliniste, e non mi è mai capitato di avere a che fare con una ventina di persone che dicano in coro «Non guardi il grande fratello…?!?», dopo averne parlato ininterrottamente per qualche minuto. Mi sembra una di quelle descrizioni dei ggiòvani d’oggi che si trovano sugli inserti dei quotidiani, oppure Bruno Vespa che parla dei blog: ehi, il mondo non è questo. Le persone sono più varie, la vita è più varia, c’è chi va a mangiare ad Ariccia e suona la chitarra, la ggente (così affine ai ‘ggiovani’) non è lo stereotipo immaginato dallo stereotipo dell’intellettuale radical-chic con una vista così miope da non arrivare a vedere il mondo: c’è tanta altra vita davanti.
Ovviamente da supercriticone quale sono ho parlato prevalentemente dei lati negativi, lascio quindi al voto che ho dato di riequilibrare questo commento venutomi fuori così ingeneroso:
Voto 6.5 con freccia in sù. Sono un classificatore (oltre che un ortografo vezzoso).
La storia siamo noi
postato su Pennarossa
Oggi, mentre ero in auto, ho visto – non visto – un signore avvicinarsi circospetto a uno dei cartelloni elettorali di Alemanno ad altezza uomo (di fronte alla metro Ottaviano), tirare fuori un pennarellone nero dalla tasca, guardarsi intorno, e disegnare al candidato del PDL i baffetti à la Hitler.
Valeria, con spirito più pronto del mio assonnato, è subito scesa dalla macchina dirigendosi verso di lui e il cartellone. Io l’ho seguita.Volevo far luce sulle motivazioni dello sfregio: era mandato da qualcuno (e semmai da chi?) o lo faceva per privato senso d’appartenenza?. Oppure perché era in pensione e non aveva nulla da fare.
Perché gli stava antipatico Alemanno (o perché gli stava simpatico?)? E i motivi erano personali, oppure l’avrebbe fatto con qualunque dei “loro”. Che poi c’era sempre da capire chi fossero, per lui, i “noi”. E per ogni partito che pensavo, mi veniva in mente un bagaglio di motivazioni credibile: da Ferrando a Storace.
Non ce l’abbiamo fatta, perché appena si è reso conto che la macchina parcheggiata lì davanti conteneva in effetti delle persone, si è allontanato con passo svelto: così non gli ho potuto chiedere quale atavico rimestamento lo stesse spingendo a un gesto che credevo solo uno stereotipo. Che nessuno faceva ancora, e se c’era qualcuno era impossibile incontrarlo; come quelli che scrivono “Amo Costanza, ma senza speranza” sui ponti, sai che esistono, ma non sai come fanno. E ti convinci che sono scritte che resistono lì da vent’anni (e comunque vent’anni fa come hanno fatto?), e che ora non si fanno più. E invece sembra di no.
In pieno centro a Roma, nell’ora di punta, solamente lontano dagli sguardi: c’è ancora qualcuno capace di adoperarsi in una protesta così d’antan. E soprattutto, c’è ancora qualcuno che usa l’espressione “d’antan”. Evidentemente sì.
Comunque non ho ancora capito se il signore mi è stato simpatico, ma penso di sì.