I bravi di Dio

Delle volte succedono anche delle cose sensate, in Israele: hanno arrestato 28 ebrei ortodossi che avevano fatto casini, e picchiato poliziotti, perché (sic) stavano aprendo un parcheggio di Shabbat.

Ma io mi chiedo: se Dio tenesse davvero a ‘ste regole assurde, non sarebbe più facile tirare una bella fulminata a chi non le rispetta, anziché arruolare sgherri che facciano per lui il lavoro sporco? In teoria è onnipotente, se gli paresse così importante non mangiare il maiale o non andare in macchina di sabato, dovrebbe essere parecchio facile per lui, impedirlo.

Ma ancora protestano?

Mentre ci si sta un po’ scordando dell’Iran – le iniziative di oggi, a Teheran, sono la settima notizia su Repubblica – c’è chi non se ne dimentica: Lorenzo Cairoli, anche oggi giornata di palloncini in cielo, sta facendo l’ennesima diretta quotidiana, facendo quello in cui è più bravo, ovvero raccogliere tutte le informazioni possibili, dagli anfratti più lontani.

Se siete ancora in apprensione, buttate un occhio da lui, ogni giorno.

E poi corsero

Il video dall’Iran che sta più infiammando in giro in rete, assieme a quello della truculenta uccisione di Neda, è questo:

Mi raccomando, guardatelo assolutamente fino alla fine: e anzi, se proprio volete vedere com’è andata, e percepire la testarda sensazione di quando “arrivano i cattivi” con le loro moto da via di mezzo fra bullo picchiatore e coatto sfigato, vedetevi prima questo, che lo precede. Ma non dimenticate, poi, di premere play su quello sopra: e guardarlo fino in fondo.

[nessuna immagine raccapricciante]

Che Obama parli

Dirò una cosa che, forse, contraddice quelle che ho detto in precedenza, ma ci ho pensato sù, e in parte c’ho ripensato. Parlo di Obama, ma intendo tutta la comunità internazionale, che – a parte Sarkozy – è stata davvero in silenzio.

Obama ha affermato di voler dire il meno possibile per non diventare una questione in gioco in Iran, per non permettere ad Ahmadinejad e Khamenei di ritorcere contro Musavi l’accusa di essere sostenuti dagli Stati Uniti che, in quel contesto politico, sarebbe infamante.

In queste ultime ore la posizione della Casa Bianca sembra essersi evoluta verso una maggiore partecipazione, quindi parlerò soltanto del concetto sotteso, al di là di quale sarà – in seguito – la linea della comunità internazionale.

Mentre sul discorso al Cairo la mia critica a Obama era più profonda – proprio una divergenza d’obiettivi, a Obama sembrava interessare solamente la stabilità, mentre io volevo un impegno molto più concreto a favore delle donne nell’Islam anche a scapito della stabilità – in questo caso sono sicuro che l’obiettivo di Obama sia quello di tutti noi: un Iran più libero e democratico.

Molto schematicamente. C’è una contraddizione evidente fra il dire che Obama non deve parlare perché questo è ciò che vorrebbe Khamenei, e credere nella genuinità democratica di questi pretesi tumulti . Ci sono tre possibilità:

1) L’appoggio di Obama ai ragazzi che manifestano verrebbe preso come una spinta in più: vorrebbe dire che coloro che abbiamo sentito lamentarsi dell’abbandono dell’ONU e della comunità internazionale sono la maggioranza.
– Se le cose stanno così Obama sbaglia a non intervenire chiaramente a favore dei manifestanti.

2) La maggioranza dei ragazzi che manifestano accoglierebbe con favore le parole d’appoggio da parte di Obama, ma ciò – dopo le accuse di Khamenei e Ahmadinejad, che comunque ci sono già state – li farebbe guardare con sospetto dal grosso della popolazione che li potrebbe considerare spinti dagli americani, facendo fallire le loro proteste.
– Se le cose stanno così stiamo supportanto una spinta alla maggiore libertà che non incontra il favore della maggioranza degli iraniani: in pratica quel sistema imposto da una minoranza, che abbiamo sempre criticato.

3) L’appoggio di Obama – e le conseguenti accuse dell’establishment conservatore – sarebbe sgradito da tutti, dalla popolazione e da quei ragazzi che manifestano. La democrazia, la libertà e tutti quei valori di cui Obama potrebbe farsi portatore, non sono nei cuori dei manifestanti. Non sarebbe quindi Musavi a seguire i propri manifestanti su una linea di progressista, ma i manifestanti a seguire lui su una linea soltanto timidamente meno conservatrice e anti-occidentale.
– Se le cose stanno così il cambiamento portato da questi movimenti non sarebbe un vero cambiamento, neanche un apprezzabile meno-peggio… e allora di cosa stiamo parlando?

In altre parole: l’unica opzione che possiamo considerare accettabile è la prima, quindi che Obama parli.

Riepilogo delle ultime 48 ore

Per chi non avesse avuto modo di seguire queste ultime quarantotto ore.

VENERDI

Ieri è stata la prima giornata da una settimana a questa parte nella quale non c’è stata alcuna manifestazione di rilievo, a parte gli “Allahu Akbar” gridati dai tetti, ogni notte, al calare dei buio e fino al mattino: la giornata era  monopolizzata dal discorso di Khamenei del venerdì.

Né Rafsanjani (capo del Consiglio degli Esperti, ed ex-presidente) né Moussavi (leader dell’opposizione e primo ministro), né Khatami (anch’egli ex-presidente) hanno presenziato alla preghiera del venerdì di della Guida Suprema Khamenei. Questo è uno smacco evidente, e certifica una spaccatura che s’era intravista già a urne appena chiuse. Se il legame fra Khatami e Moussavi è noto, essendo entrambi esponenti di una linea riformista, o quantomeno più pragmatica – oltreché amici personali – la posizione di Rafsanjani è sempre stata considerata una via di mezzo nello scontro fra riformisti e conservatori. La posizione di Rafsanjani è molto importante perché è considerato uno degli uomini più potenti d’Iran nonché ricchissimo, oltre che il capo dell’istituzione che – almeno in teoria – potrebbe sostituire la Guida Suprema.

Il discorso di Khamenei è stato ancor più duro di quello che ci s’aspettasse, non ha cercato di confermare la validità del voto investendosi dell’imparzialità datagli dalla carica di Guida Suprema, ma è sceso chiaramente in campo a favore di Ahmadinejad addirittura offuscando quest’ultimo. C’è chi dice che sia stata una mossa sbagliata, non lasciare a Ahmadinejad il lavoro sporco. Khamenei ha vietato chiaramente qualunque manifestazione per l’indomani – ne erano state organizzate 3 – minacciando chiaramente Moussavi: l’opposizione sarà responsabile di qualunque violenza che dovesse scaturire dalla risposta a manifestazioni non autorizzate. Un messaggio chiarissimo sia a Moussavi che a suoi sostenitori. Il messaggio è stato riecheggiato dal capo della polizia che ha detto molto chiaramente che, sebbene nei giorni precedenti fossero state tollerate le manifestazioni, oggi non ci sarebbe stata clemenza – in altre parole: se scendete in strada ve la vedete brutta.

Difatti fin da ieri sera, e poi per tutta la mattina, si sono scambiati su internet i messaggi più disperati: come la commovente lettera che ho pubblicato ieri notte, e varie altre indicazioni su come comportarsi. Su internet la parola d’ordine era filmare tutto il possibile, e ogni violenza commessa dalle milizie Basij. C’era chi aggiungeva il vigoroso consiglio di gettare la propria SIM appena dopo aver inviato i video, perché con quella si poteva essere rintracciabili.

SABATO

Le manifestazioni programmate erano tre, la televisione di stato iraniana ha comunicato la cancellazione di tutte e tre da parte degli organizzatori. Era impossibile discernere le notizie vere da quelle di propaganda perché le autorità iraniane avevano vietato a tutti i media stranieri di uscire dai proprî ufficî: è chiaro che volessero tentare di cancellare completamente l’informazione delle violenze che sarebbero state perpetrate.

Poco prima delle attese manifestazioni una bomba è scoppiata al mausoleo di Khomeini: la prima impressione di tutti era che fosse una mossa del governo per cercare di screditare i manifestanti, anche perché non c’era alcuna immagine dell’accaduto. Sono poi giunte prudenti conferme, via internet, di qualcosa di simile: certamente non sono stati i manifestanti, il Masuoleo di Khomeini è lontanissimo dal tracciato che avrebbe dovuto percorrere la manifestazione da Piazza della Rivoluzione a Piazza della Libertà (bella anche la coincidenza simbolica, si direbbe che ci stiano mettendo trent’anni a coprire quel percorso). Non è detto, però, che sia stato il governo, anche perché sulla televisione di stato non c’è stata alcuna accusa chiara nei confronti di Muossavi o dei manifestanti. È possibile che si tratti di qualche terzo elemento in gioco, come Mujahiddin contrari al governo ma non legati all’Onda verde o gruppi terroristi del Belucistan – non nuovi a questo tipo di attacchi – che vogliono approfittare della confusione causata dalle manifestazioni a proprio vantaggio. Più avanti con le ore è sembrata sempre più probabile la pista dell’attentatore suicida, anche per un paio di testimoni oculari. Se è stato il governo, in ogni caso, è stata una mossa decisamente abborracciata: lo stesso Moussavi qualche giorno fa aveva detto che se non gli fosse permesso di esprimersi, si sarebbe rifiugiato nel mausoleo di Khomeini: un gesto fortemente simbolico, una sorta di Aventino iraniano.

La strategia delle milizie Basij e della Guardia rivoluzionaria è stata quella di non permettere ai manifestanti di raggiungere i luoghi delle manifestazioni, e di attaccare le frotte di persone che volevano convergere in quella direzione, con violenza inaudita. Qualunque assembramento di persone veniva disperso nella maniera più brutale. Da internet si avevano notizie, le uniche possibili visto il divieto imposto dal governo, delle maniere utilizzate: chiunque, anche non facente parte di cortei, avesse un telefonino in mano veniva sprangato, o peggio bastonato con tanto di elettricità. Chi si affacciava alla finestra, anche solo per guardare ciò che succedeva, si trovava la finestra mandata in frantumi dai miliziani. Un avvertimento chiaro. In qualche caso della gente non riconoscibile, quindi senza alcuna simbologia politica riconoscibile, niente nastri verdi, immagini di Moussavi, o cartelli era riuscita ad aggirare la sicurezza, e a riunirsi in alcuni luoghi della città: quando ciò accadeva arrivavano gli elicotteri dell’esrcito e versavano dell’acido, si è parlato di acqua bollente mischiata a qualche agente chimico ustionante, sui manifestanti.

Gli ospedali non ricevevano i feriti, o se li ricevevano consegnavano i nomi alle milizie: in alcuni casi la trappola era ancora più efferata, le milizie Bansij montavano sulle ambulanze e uccidevano a freddo. Si è sparsa la voce che alcune ambasciate europee, e quella dell’Australia stavano offrendo ai manifestanti il ricovero che veniva loro negato dagli ospedali. È nato un tam-tam su internet perché si cercasse di contattare i propri rappresentanti diplomatici, che aprissero le proprie ambasciate per curare i feriti.

E Moussavi? Prima del messaggio serale, che è stato molto prudente, c’erano state delle dichiarazioni di fuoco: ha parlato di essere pronto a morire, di aver fatto le abluzioni rituali antecedenti il martirio, e ha chiesto uno sciopero generale ininterrotto qualora fosse arrestato.

La giornata si è conclusa con un bilancio di, a ora, 19 vittime accertate – altre fonti parlano di 150 – ma potrebbero essere molte di più, perché la copertura dei media è nulla. Su internet sono finite le immagini più terribili, anche quelle dei morti (attenzione, immagini crudissime). Almeno a Teheran le notizie sembrano essere circolate, il governo vorrebbe evitare di diventare agli occhi di tutta la popolazione quello che nei fatti è: una tirannia senza scrupoli.

Questa notte, cosa mai successa prima d’ora, dai tetti stanno non stanno gridando soltanto “Allahu Akbar”, ma anche “morte a chi ha ucciso mio fratello”, “morte a Khamenei”.

Da Teheran

Repubblica (bravi!) sta facendo la diretta della giornata di oggi, anche se non hanno un inviato in piazza (e non lo dicono) e raccolgono le informazioni dalle agenzie, può essere molto utile per chi si trovi più comodo con l’italiano.

Bravi anche perché è la prima notizia sull’online, nonostante sia il giorno degli scoop su Berlusconi.

La diretta più completa, in inglese, è sempre sul blog di Andrew Sullivan che raccoglie tutte i messaggi reperiti su internet, e sopratutto su Twitter: le parole in verde vengono dall’Iran.