Impegno solenne alla corte di Zeman

Sono due settimane che ne fantastichiamo, da quando si diceva che il Torino l’avrebbe riassunto. Quando hanno cacciato Cosmi è stato il primo pensiero: magari prendessero lui.

Poi si leggono di queste cose. È così è deciso, l’impegno solenne è questo: se il Livorno assume Zdenek ZEMAN, non importa da quale parte dell’Italia uno debba arrivare, la prima partita al “Picchi” – che è anche Livorno-Juventus del 7/2 – saremo sugli spalti a tifare fortissimo Livorno.

Vale per me e Davide, da grandi nostalgici del “boemo condottiero” (come rimasto scritto sotto casa mia per anni), ma ovviamente siete tutti invitati.

Per l’occasione ho rispolverato questa dalla mia collezione di sciarpe:

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Jorgensen! Jorgensen! Jorgensen!

Una volta dovrò raccontare approfonditamente dell’anno in cui feci l’abbonamento alla Fiorentina, da Roma, e andavo tutti i week-end a Firenze (uno sì e uno no), per vedere la partita. Avevo 17 anni e fu l’anno in cui la Fiorentina di Trapattoni rischiò di vincere lo scudetto, restando in cima alla classifica per due terzi del campionato: poi Batistuta si infortunò, ed Edmundo andò al Carnevale.

Fu anche l’anno in cui la Fiorentina, in casa, era imbattibile e vinse le prime undici partite (poi, nella storiografica calcistica Batigol s’infortunò, sennò avremmo vinto lo scudetto, altroché). Alla fine, nonostante le sciagure finali, il ruolino di marcia casalingo fu di 13 vittorie, 4 pareggi, 0 sconfitte – tutte partite a cui fui presente – la Fiorentina non faceva così bene al “Franchi” dal ’59.

Ovviamente il merito era mio. Che ero lì. E non solo per la “mera” presenza (che costituiva già capitale importanza nei successi della Viola), ma anche perché ogni domenica mi impegnavo per lei. Prendevo il treno all’andata e al ritorno, ma soprattutto sbagliavo piano. Nella prima partita che mi aveva visto spettatore la Fiorentina aveva vinto al 92° minuto. E io, in ascensore con mio zio, avevo sbagliato piano. Andava da sé che tutte le domeniche successive dovessi – apposta – ripetere l’operazione. Premere il primo piano, aprire la porta, e poi – finalmente – premere il piano terra. E infatti la Fiorentina continuava a vincere. Il calcio funziona così.

Da quel tempo ho maturato un approccio più paraculo e più sano al calcio. Serve per prendere in giro gli amici e farsi prendere in giro (che è il senso vero del calcio), serve per scegliere l‘abbigliamento adatto alle cerimonie e serve per socializzare in qualunque parte del mondo tu vada, dalla Palestina al Burkina Faso (Zambrotta! Del Piero! [brrr]).

Io me la godo abbastanza perché, come dicevo, ho trovato la mia misura paracula di nazionalpopolarità: se la Fiorentina vince sono contento per tutta la giornata, di domenica. Faccio le cose di buon uomore, e le faccio meglio. Se invece la Fiorentina perde «beh, è solo un gioco». Potrò mai arrabbiarmi per una partita di calcio? Però quando vince son contento davvero, mica scherzo!

Quando ne ho l’occasione, però – un paio di volte l’anno vivendo lontano dalla mia squadra (ho elaborato una teoria per la quale è lei a vivere lontano da me) – vado allo stadio. E lo faccio con gusto. È l’unico posto al mondo dove c’è una vera intersezione sociale, e dove il ricco il povero, il terrone e il negro, il frocio e l’impiegato, il meccanico e il vegetariano si abbracciano senza conoscersi, e per qualche attimo – davvero – si vogliono bene.

Bene. Se siete arrivati fin qui, potete fare un passo avanti, e andare a leggere le stesse considerazioni, e altre storie, raccontate dal prof Silei.

(grazie a Andrea)

Caro profeta tifoso della Roma

Caro lettore tifoso della Roma,
non conosco il tuo nome: eri venuto qui nei momenti giusti, per te, a commentare. Mi avevi scritto che la Fiorentina sarebbe stata buttata fuori dal preliminare di Champions League. Non è successo. E dopo il successo contro lo Sporting Lisbona eri tornato, almeno coraggioso, facendo la profezia: tanto a gennaio siete già fuori.
Io ero stato zitto, e tu eri ricomparso nei momenti più opportuni: quando la Roma aveva vinto, e quando la Fiorentina aveva perso.
Io, l’ho detto, ero stato zitto. Ero stato zitto quando alla Fiorentina era stato sorteggiato il girone più difficile di tutti. Ero stato zitto quando la Fiorentina aveva battuto il Liverpool 2-0. Ero stato zitto quando a metà girone la Viola, nonostante le avversarie molto più forti, era la squadra italiana con più punti. Anche quando abbiamo vinto la terza partita di fila, sì, ero stato zitto.

Ecco, caro tifoso della Roma, volevo dirti solo una cosa:

Scrivimi presto.

Styony

Vent’anni fa esatti il mio primo giorno di scuola. Poi si andò – con mio zio – a comprami il diario. Il giorno prima Baggio aveva segnato a Napoli un gol favoloso.

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