Segrete, draghi e palloni

interesse 3 su 5

Mi rendo conto che sia un’intersezione difficile, e così a primo pensiero me ne viene in mente soltanto uno, ma se c’è qualcuno là fuori che è appassionato di calcio e anche di Dungeons & Dragons deve – ripeto DEVE – andarsi a leggere questo post, dove diversi giocatori sono raccontati come se fossero personaggi del gioco di ruolo:

Traduco qualche esempio, ma poi ci sono le storie:

Wayne Rooney: Guerriero, 37° livello, Caotico buono;
Kakà: Monaco, 39° livello, Legale Buono, equipaggiato con la Veste della Vera Appartenenza (+4 Classe Armatura, +20 velocità di movimento, +11 di reputazione fra i seguaci del Vero Credo);
Pippo Inzaghi: Mago, 19° livello, Neutrale Malvagio, equipaggiato con gli Stivali della Nascita Fortunata (+11 posizionamento in combattimento);

Gli allineamenti, comunque, sono la cosa più azzeccata c’è anche Rafa Benitez caotico neutrale e Messi neutrale: io sono sempre stato neutrale buono – che noia eh? – tipo Marco Delvecchio. Comunque io Inzaghi l’avrei messo ladro.

Apologia dei tifosi della Lazio

interesse: 4 su 5

  • In questo post non si parla della possibile irregolarità della partita Lazio – Inter, ma si difende l’atteggiamento – sportivo nel senso più genuino del termine – dei tifosi della Lazio.
Lo striscione da genî del male della Curva Nord

Ieri io tifavo Lazio, perché tifavo Roma. E quindi contro i tifosi della Lazio. Fra l’altro penso che la cosiddetta “curva” della Lazio sia un tipico esempio di spazzatura sociale: parlo degli ultrà, notoriamente fascisti, omofobi, antisemiti, etc.

E c’è una cosa che divide me, e tanti altri come me, da quelle persone lì: che per noi il tifo calcistico non è una “fede”. Per noi calciofili cazzoni le squadre di calcio sono prima di tutto le persone che le tifano. Davvero, non sono i colori, la bandiera, lo stemma. No, sono le persone. Per me la Roma è Marco, Francesco. L’Inter è Davide, Saverio. Il Milan è Filippo, Marco. Così, sono sicuro, per molti di loro la Fiorentina sono io. Sono certo: se la Fiorentina compra Cassano il loro primo pensiero sarà «chissà come sarà contento Giovanni», e decisamente non «la Fiorentina è diventata più forte».

Per la stessa ragione se la Fiorentina fa una partitaccia, come gliene capitano diverse ultimamente, Davide mi scrive “oh, ma che avete combinato?”. Come se fossi io il responsabile della prestazione. Sempre per quella ragione, se la Roma vince a Firenze del tutto immeritatamente, mi iniziano ad arrivare sms canzonatorî a raffica, per i quali ho una sorta di godimento macabro e masochista. Per quello che mi riguarda se non ci fosse questo, non ci sarebbe il calcio.

E questo ancora divide me, e gli altri calciofili cazzoni, dagli ultrà: se un romanista viene da me e mi dice che la Fiorentina ha vinto con un rigore regalato al novantesimo, io non rispondo «ma che cazzo dici, il rigore c’era tutto, brutto stronzo!», rispondo piuttosto «accidenti, hai proprio ragione… peccato!». Non c’è niente di più gustoso, e quel “peccato” è un composto delle stesse virtù del bastardissimo (termine tecnico) striscione di cui sopra.

Scrivevo, in uno dei primi post su questo blog:

Ho sempre pensato che il senso calcio fosse racchiuso in due immagini che – da abitante della capitale – vidi in giovanissima gioventù. Il ferramenta del quartiere, sfegatato laziale, che espone un bandierone della Roma, all’entrata del negozio, con scritto a pennarello “le scommesse si pagano”. Lazio – Roma era finita dodici ore prima, e aveva vinto la Roma; uguale e contraria sorte sarebbe capitata al dirimpettaio (e romanistissimo) barista, se avesse vinto la Lazio. Anche per questo, da tifoso viola, ho sempre conservato una poco celata invidia per chi è attore di una stracittadina

Una coppia di ragazzi, lui romanista lei laziale. Abbracciati all’uscita di un derby: lei avvolta in mille stracci biancoazzurri e con un sorriso smagliante, lui avvolto in mille stracci giallorossi e basta. Il risultato non lo ricordo, ma deduco che vinse la Lazio. Capii anche che quei due stavano litigando (lei era tutto un indicare la faccia di lui, e canticchiare), ma litigando in un ‘modo buono’;

Ci fu una cosa che mi stupì ancor di più: sapevo – per esempio – che era vietato entrare nella curva della Lazio con la sciarpa della Fiorentina; e quello lì c’era venuto tutto vestito di giallorosso. Era come se ‘sti due ragazzi fossero in possesso di un lasciapassare speciale, sembrava che persino gli idioti-criminali fossero cagionevoli a quella circoscritta, piccolissima, magìa.

Questo per dire che il calcio (e lo sport) si nutre un tanto di rivalità; che la presa in giro è il corpo dello spirito sportivo. Che desiderare la Juve in B, piuttosto che lo scudetto alla Fiorentina, è l’alimentazione di una prassi genuina, oltre che di una scornata autoironia.
Anzi, ho sempre pensato che fidanzate, mogli, amici, colleghi, compagni di merende, fosse meglio trovarseli di squadre rivali, in modo da potersi punzecchiare un po’, ché fa sempre bene e dà legna.

Insomma, avete capito: tifare contro è parte integrante del tifare per. Tifare la Lazio significa anche, e per forza, tifare contro la Roma. Non so se – da laziale – preferirei lo scudetto alla Lazio o la retrocessione della Roma, ma sicuramente se dovessi scegliere fra la Fiorentina che vince uno scudetto mentre io sono su di un’isola deserta o la squadra di cui ho più amici che lo perde all’ultima giornata, beh, la seconda che ho detto.

È chiaro, quindi, che un tifoso della Lazio preferisca che la Roma non vinca lo scudetto, a costo di avere un, irrilevantissimo, punto in meno in classifica. E di conseguenza è ovvio che, durante la partita, i laziali esultassero per i gol dell’Inter. Perché questo ragionamento si dovrebbe poter fare prima della partita e dopo la partita, ma non durante? Cos’è? Lesa maestà? Io sono contento che la Roma perda, ma poi durante la partita tifo a favore della Roma? È questione di priorità, un punto alla Lazio non serve a nulla, due punti in più all’Inter servono a tantissimo.

Perciò sì, smettiamola, hanno fatto di molto bene i laziali a tifare Inter. Se la Lazio, con una sua vittoria (inutile per di più!), avesse regalato lo scudetto alla Roma, non ci sarebbe stata casa, scuola, bar, esercizio commerciale, dove l’interezza dei romanisti non avrebbe scaricato talmente tante preso in giro all’indirizzo di qualunque laziale incontrassero di lì al resto dei loro giorni, che neanche cento “agguanta la palla Marco Lanna“. E avrebbero fatto bene.

p.s. Il commento alla lettura di questo post del mio secondo referente interista: “sottoscrivo: io vado fiero delle 93 chiamate senza risposta del 5 maggio 2002”.

Lunedì degli aneddoti – XXXIV – Batigol

interesse 4 su 5

Batigol – La differenza che passa fra un campione e un vero fuoriclasse

Questa è la ragione per la quale, quest’anno, la Roma vincerà lo scudetto nonostante Francesco Totti. Ed è il motivo per il quale le partite si vincono con i piedi, ma gli scudetti si vincono con la testa. È anche il motivo per cui mi sono laureato con questa maglia e non altre.

Francesco Totti esordì in prima squadra con la maglia giallorossa in un Brescia-Roma del 1993. Otto anni dopo non aveva ancora vinto lo scudetto, né aveva mai rischiato di vincerlo: il miglior piazzamento era stato un quarto posto, lontano 5 punti dall’Udinese sul podio, e 15 dalla Juventus scudettata – l’anno dopo arrivò a 4 punti dalla terzultima, rischiando la retrocessione.

Gabriel Omar Batistuta esordì con la maglia giallorossa nel settembre del 2000. Otto mesi dopo la Roma aveva vinto lo scudetto. Gliel’aveva fatto vincere lui, e così tre mesi dopo la Supercoppa. La ragione per la quale Batistuta avrebbe fatto vincere lo scudetto alla Roma si capì, ancora una volta in un Brescia-Roma, in quell’autunno del 2000. La Roma veniva dalla sconfitta contro una diretta concorrente, l’Inter: la prima défaillance dopo una serie di vittorie. Tipica occasione in cui la Roma delle annate precedenti era sprofondata: diversi successi, tanta euforia, poi una batosta e il crollo emotivo.

E invece, a Brescia, la Roma aveva reagito ed era passata in vantaggio: gol di Vincent Candela. Di lì a poco, però, era calata l’oscurità: il Brescia aveva pareggiato, Bisoli. Poi si era addirittura portato in vantaggio, del tutto immeritatamente, con un gol su rigore del vecchio Dario Hubner. Come nel peggiore degli incubi, andando prima in vantaggio e poi venendo rimontati, ecco che si profilava un’altra sconfitta, e la fine dei sogni di gloria, per la squadra capitolina. Poi che succede? Sale in cattedra il fuoriclasse, quel Gabriel Omar Batistuta. Una palla gli rimbalza in area, lui la butta dentro e segna il 2-2. Ma non è questo il punto. Niente di strano, per lui, fin qui.

Quello è, però, il momento in cui Batistuta insegna alla Roma come si vince uno scudetto. Marco Delvecchio, il compagno di reparto, fa per abbracciare Bati, i compagni si dirigono verso di lui per festeggiare il gol: tutto sommato un pareggio fuori casa va bene, la Roma viene da una sconfitta, e pareggiare in casa del miglior Brescia della storia – quello di Baggio, che arrivò settimo – è un risultato più che degno. Poi per come s’era messa la partita! Accontentiamoci del 2-2.

L’unico che non ragiona così è Batigol: non festeggia, non va a cogliere l’esultanza di nessun compagno. Si dirige verso la rete che ha appena trafitto, raccoglie il pallone da dentro la porta e punta verso il centrocampo. Quando Delvecchio gli si para davanti per un abbraccio e la consueta esultanza, Batigol si divincola. Raggiunge il cerchio del centrocampo, fa cadere il pallone sulla linea di metà campo, e con la suola dello scarpino la aggiusta sul disco di gesso da cui il Brescia batterà il nuovo calcio d’avvio.

Indovinate un po’ chi mancava nella Maggica quel giorno? Proprio lui, il campione, Francesco Totti. La settimana successiva la Roma incontrò la Reggina e poté facilmente riconquistare la vetta della classifica, per non lasciarla più e avviarsi a vincere l’unico – per ora – scudetto della ventennale storia calcistica der Pupone in giallorosso.

Ma il match più importante era stato vinto sette giorni prima, dal carattere di un vero fuoriclasse. Già, perché quella partita cruciale era poi finita 2-4. Con tre gol di Gabriel Omar Batistuta.

[Qui il primo: Brutti e liberi qui il secondo: Grande Raccordo Anulare qui il terzo: Il caso Plutone qui il quarto: I frocioni qui il quinto: Comunisti qui il sesto: La rettorica qui il settimo: Rockall qui l’ottavo: Compagno dove sei? qui il nono: La guerra del Fútbol qui il decimo: Babbo Natale esiste qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui qui il quindicesimo: Servizî segretissimi qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto qui il diciassettesimo: La caduta del Muro qui il diciottesimo: Botta di culo qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine qui il ventesimo: Il gallo nero qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? qui il ventiduesimo: Che bisogno c’è? qui il ventitreesimo: Fare il portoghese qui il ventiquattresimo: Saluti qui il venticinquesimo: La fuga qui il ventiseiesimo: Dumas qui il ventisettesimo: Zzzzzz qui il ventottesimo: Teorema della cacca di cavallo qui il ventinovesimo: Morto un papa qui il trentesimo: L’invincibile Marco Aurelio qui il trentunesimo: L’Amabile Audrey – qui il trentaduesimo: Anima pura – qui il trentatreesimo: Ponte ponente]

Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.

Il mister e il goleador parte seconda

interesse 2 su 5

Oggi Claudio Ranieri ha dimostrato di essere un allenatore molto più bravo di quanto non lo reputassi, dai tempi della Fiorentina di Sandro Cois. Ha rischiato ciò che a Roma può costare la gogna mediatica, ha preso una vera decisione, correndo il pericolo della piazza, che chi conosce un po’ il mondo delle radio romane identifica bene. Ha fatto quello che soltanto Capello era stato in grado di fare, mostrare il carattere da allenatore campione d’Italia: ha tolto Totti, ha tolto De Rossi. Ha lasciato in campo Vucinic, ha messo in campo Taddei.

La Roma aveva giocato in 10 fino a lì, perché quello col numero 10 sulla maglia non era sceso in campo. Ah, no, ora che mi ricordo: aveva fatto un tiro da Sei Nazioni nei primi minuti, poi era svanito come fa spesso – da tanti anni – nelle partite importanti. Al suo posto Menez, uno che fino a tre mesi fa lo guardavi in faccia e ti chiedevi “ma questo c’ha voglia di giocare a pallone?”, e ora fa ammattire le difese. E fuori De Rossi, dentro Taddei – un altro che fino a due mesi fa sembrava un ex-giocatore – il quale ha conquistato il calcio di rigore che ha dato il pareggio.

E poi Vucinic, sempre più goleador, con un gol su rigore, uno su una punizione che qualche tempo fa avrebbe provato a pennellare nel sette e che oggi ha scaraventato dentro alla Batistuta. Un Vucinic sempre più simile al giocatore più simpatico della Roma scudettata, Marco Delvecchio: sia per il ruolo, sia per il tipo di giocatore, sia come uomo-derby.

Ranieri ha dimostrato di avere il piglio e il carattere pervincere lo scudetto: ora io lo so che starete tutti facendo i peggiori scongiuri, ma domani vi spiego perché la Roma vincerà lo scudetto nonostante Francesco Totti.

Perciò

interesse 2 su 5

La mia sintesi su Calciopoli 2 non ce l’ho. La mia sintesi sull’altrui sintesi su Calciopoli 2, invece, ce l’ho. E l’ha scritta Luigi Castaldi:

Giacinto Facchetti avrebbe commesso illeciti in tutto uguali a quelli che sono stati addebitati a Luciano Moggi, che perciò sarebbe innocente. Questo riesco a capire di Calciopoli, leggendo i blog juventini.

Il goleador

Questa è la colonna sonora adatta a questo post:

Il Goleador

Io non sopporto la Roma, ma soprattutto i romanisti. La ragione finta è che sono gli unici tifosi più lamentosi e complottisti dei fiorentini: sono sempre tutti contro di loro (tra i non romanisti, a Roma, “non fare il romanista” significa “non fare il rosicone”), e c’è sempre una cospirazione del “palazzo” ai loro danni. Quella vera è che, abitando a Roma, ho troppi amici romanisti: se vincono un altro scudetto chi li regge?

Eppure, mi vergogno un po’, ma sono diverse settimane che tifo Roma, all’inizio era un pensiero imbarazzante, ma poi ho dovuto ammetterlo. In fondo in fondo sono contento per tre ragioni: la prima è che è nettamente più debole dell’Inter e la seconda è che – un po’ – è merito nostro (sì, i tifosi sono molto propriasquadrocentrici).
La terza ragione è che, come a tutti gli sportivi, mi piacciono le rimonte. Ti viene da tifare per quello dietro che sta dietro e sta compiendo l’impresa. E la Roma un’impresa l’ha già fatta.

La Roma è in testa alla classifica. Ha recuperato 15 punti – tantissimi – all’Inter in 23 partite. Sì, perché non solo la Roma è in testa alla classifica, ma alla vigilia dell’undicesima giornata era a due punti dalla zona retrocessione. Di più, in quella undicesima giornata, nella partita col Bologna, era andata sotto di un gol: stava perdendo in casa. Poi segna Mirko Vucinic.


video

Cosa sentite dopo il gol? Fischi. Sì, la Roma è in casa. E no, non stanno fischiando per le proteste del Bologna. No, fischiano Vucinic. Perché? Perché ha fatto gol. Per la Roma. Ora, per i non addetti, fischiare la propria squadra quando segna un gol è una cosa inaudita. In tutta la mia carriera di tifoso, non l’ho mai visto fare. Vucinic non aveva ancora segnato in campionato. Aveva fatto zero gol in dieci partite, non che nell’anno precedente avesse brillato per il numero di marcature: Vucinic è un attaccante strano, delle volte fa delle cose strepitose, altre sbaglia dei gol incredibili davanti alla porta – ha un po’ la fama dell’Inzaghi al contrario, dell’attaccante bravo col pallone fra i piedi ma che non segna mai. Almeno fino a qui. Torniamo all’Olimpico. I fischi, assordanti fino a  lì, si placano un po’. Poi lo speaker dello stadio, con voce mesta, annuncia il gol e il nome del marcatore, Mirko Vucinic. Di solito in questo frangente parte un esultanza supplementare. Invece altri fischi, un’altra bordata, in spregio all’attaccante montenegrino che non segna mai.

Da quel momento, dopo quel gol, la Roma farà un altro gol e vincerà la partita. Poi farà tanti altri gol, altri 23 risultati utili consecutivi, Vucinic ne segnerà undici – più di Totti o qualunque altro romanista, e la Roma arriverà in testa alla classifica. E tutto alla faccia di quelle trentamila persone che – al gol di Vucinic – fischiavano contro, come se da quel gol di quel pippone non potesse venirne nulla di buono.

Tutto questo per dire cosa? Certamente che i tifosi sono un po’ teste di cazzo, primo fra tutti quello che sta scrivendo.
E poi che anche nella situazione peggiore, quella in cui ti sembra davvero di aver toccato il fondo e di stare cominciando a scavare, quando nessun passo in avanti ti sembra sufficiente perché risibile rispetto agli altri passi indietro, beh, Vucinic può diventare un goleador.

(la mia nonna, che è molto cattolica e non le piace quando parlo male dei preti, mi ha detto che le piaccio quando scrivo di calcio)

Diaz

Non so se è più grottesco che un allenatore venga squalificato perché ha bestemmiato, o che un giocatore abbia scampato la stessa pena per le queste ragioni:

Il calciatore uscendo dal terreno di gioco in conseguenza dell’espulsione inflittagli dall’arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto e in Lombardia, con becero riferimento a ‘Diaz’ e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta ‘A’ rispetto alla vocale ‘O’ legittima quanto meno un’incertezza interpretativa).