Sathya Sai Baba era più credibile di Gesù Cristo

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È morto Gesù Cristo. Dice: ma non doveva risorgere oggi? E invece è morto. Cioè, è morto Sathya Sai Baba, ma è la stessa cosa. È un peccato – Sai Baba era un ottimo controesempio per mostrare ai cristiani come loro stessi troverebbero ridicoli i loro precetti e le loro convinzioni, se soltanto gli dessero un nome indianeggiante. Quanto credere alla sovrannaturalità di Cristo sia assurdo. Questo è come lo spiegava Harris qualche mese fa:

Il Cristianesimo si regge sull’idea che i racconti del Vangelo sui miracoli di Gesù siano veri. Questo è ciò che va confutato per confutare il Cristianesimo. Non devi dimostrare che l’universo sia privo di Dio come non devi dimostrare che Zeus o Poseidone o le migliaia di altri dèi morti siano assenti dall’universo. Per il Cristianesimo si tratta di un’affermazione testuale della veridicità di alcuni racconti.

Pensate a cosa ciò voglia dire: gli studiosi della Bibbia concordano che la data di redazione dei vangeli è di decenni successiva alla morte di Gesù. Decenni. E naturalmente non abbiamo i manoscritti originali. Abbiamo le copie delle copie delle copie di antichi manoscritti che hanno migliaia, letteralmente migliaia, di discrepanze fra loro – molti dei quali mostrano segni di interpolazione posteriore (l’aggiunta successiva di interi passaggi che poi diventano parte del canone).

(…) Ma la verità è che anche se avessimo affermazioni attuali dei miracoli di Gesù questo non sarebbe sufficiente, perché di storie di miracoli ce ne sono in abbondanza, anche nel 21° secolo.

I seguaci del guru indiano Sathya Sai Baba gli ascrivono tutti i miracoli di Gesù. Legge nel pensiero, può predire il futuro, cura i feriti, resuscita i morti, è nato da una vergine. Sathya Sai Baba non è una figura marginale. Magari non l’avete mai sentito, ma hanno fatto una sua festa di compleanno qualche anno fa e un milione di persone si sono presentate. Ci sono tantissime persone che lo credono una divinità vivente. Quindi il Cristianesimo è predicato sulla pretesa che storie di miracoli del tutto simili a quelli che oggi vengono raccontate a proposito di Sathya Sai Baba diventano più credibili se ambientate in un contesto religioso prescientifico, decenni dopo il loro supposto avvenimento, come testimoniato dalle copie delle copie delle copie di antichi e largamente incongruenti manoscritti.

Abbiamo i miracoli di Sathya Sai Baba attestati da migliaia e migliaia di testimoni oculari, e non meritano neanche un’ora sulla TV via cavo. E, nonostante questo, metti qualche racconto di miracoli in un vecchio libro, e metà delle persone sulla Terra li penseranno come una legittima fonte attorno alla quale organizzare la propria vita: nessun altro ci vede qualcosa di problematico?

Come se mangiassero un Big Mac

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La polizia di Hamas ha diffuso le foto di due degli esecutori materiali dell’omicidio, gli aguzzini che hanno confessato di aver strangolato Arrigoni. In una delle foto uno dei due è su una moto, in un’altra sono entrambi in una moschea dove sullo fondo si vede un ventilatore.

Una cosa mi fa sempre così rabbia di queste persone, che sono capaci di un odio così viscerale nei confronti di qualunque cosa venga dall’Occidente, tanto da essere capaci di ammazzare a sangue freddo il meno filo-occidentale dei cooperanti che lavorano per loro. Arrigoni poteva pensare o fare qualunque cosa, ma veniva dall’Occidente e quindi diffondeva la corruzione fra i giovani mussulmani.

Vorrei tanto chiedergli: «perché, tutta quella tecnologia che usate da dove viene? Chi l’ha diffuse quelle moto che vi piacciono tanto, a voi e al mullah Omar? Non sono occidentali le telecamere con cui avete registrato il truculento video di Arrigoni preso per i capelli? Non lo sono le sofisticatissime tecniche di comunicazione che usano Bin Laden e compagnia bella per diffondere il loro jihad? Non sono occidentalissime tutte le armi che usate per le vostre scorribande e a cui siete sempre amorevolmente abbracciati nei vostri video o nei vostri film? Altro che imperialismo: non c’è niente di più occidentale di quella roba lì».

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Il Boston Globe Big Picture ha una bella raccolta delle ventotto migliori foto delle proteste in Yemen. Non ce n’è una in cui ci sia anche una sola donna assieme a degli uomini, o viceversa. C’è ancora tanta strada da fare.

Alla foto diciassette c’è una bambina, sulle spalle del papà, l’immagine della speranza.

Non ci posso credere

L’hanno ammazzato.
L’hanno ammazzato.

Non mi piaceva quello che scriveva, probabilmente ci avrei litigato tutta una sera davanti a uno knafe, e sono ora qui con gli occhi gonfi.

Questi sono cani.

E lui un martire (molto) inconsapevole nella lotta – che dico, nella guerra – all’islamismo.

 

Arrigoni e i buoni

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Vittorio Arrigoni è stato rapito a Gaza da un gruppo salafita che lo accusa di corrompere – con i suoi “vizî occidentali” – la gioventù mussulmana. In un’incredibile gara a essere il più puro – e c’è sempre uno più puro che ti epura, diceva Nenni – anche Hamas è sul banco degli imputati per eccessivo filo-occidentalismo.

In questa faccenda spaventosa, il video di Arrigoni insanguinato è agghiacciante, c’è una cosa che non si potrà dire di Arrigoni – come invece si disse delle “due Simone” o di Mastrogiacomo – è che “se la sia cercata”. Anzi, quello che è successo dovrebbe zittire una volta per tutte coloro che usano questa espressione orribile.

Arrigoni è sempre stato la voce più pregiudizialmente contraria a Israele, di predilezione dei palestinesi a senso unico. Conobbi il suo blog e le cose che scriveva nel dicembre del 2008, quando Israele attaccò Gaza: io ero a Betlemme, ben lontano dai bombardamenti, ma raccontavo un po’ le reazioni dei palestinesi a quelle vicende. Più d’una volta, nei miei mesi lì in cui tentavo di mantenere l’equilibrio, qualche lettore mi scriveva per dirmi che “non ero come Arrigoni”. Intendeva dire che criticavo gli israeliani, ma anche i palestinesi quando c’era bisogno. Arrigoni, insomma, doveva essere l’ultimo nella lista di questi farabutti.

E invece no.  Perché quella gente lì – gli islamisti – ci odia per quello che siamo, non per quello che facciamo.

È per questo che tutti, anche coloro che non condividevano una sola parola di quelle che Arrigoni scriveva, hanno il dovere di sperare che questa situazione si risolva per il meglio, come se nelle mani dei rapitori ci fosse la persona di cui più condividono ogni idea. Perché queste canaglie ce l’hanno ricordato: noi siamo i buoni.

Chi ha sulla coscienza questi morti?

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Non c’è niente di cui vergognarsi nell’avere paura. Spesso è la reazione più ragionevole che si possa avere, specie se si conoscono le conseguenze di quello che si può fare. Ma evito di scrivere “causare” non a caso. C’è una differenza fra responsabilità e colpa, come c’è fra essere ignorante e bruciare della carta ed esserlo e ammazzare delle persona.

Il reverendo Jones, quello scemo scemo che voleva bruciare il Corano, l’ha fatto qualche giorno fa. Al contrario di quanto accaduto a settembre, la cosa ha avuto pochissima pubblicità e qui se n’è parlato poco. In Afghanistan, per questo, hanno ucciso 29 persone, fra cui otto funzionarî ONU. Perciò Jones ha certamente fatto male – avrebbe dovuto avere paura, per quelle persone lì –, ma non ha causato un bel nulla.

Coloro che giustificano, anche parzialmente, le azioni degli invasati assassini a seguito della provocazione di Jones, stanno autorizzando l’ONU – per rispondere alla “provocazione” – a sterminare l’intera Kandahar. O, peggio, autorizzando il proprio stesso omicidio se qualcuno trovasse offensive le loro opinioni.

C’è una bella differenza fra essere scemo-scemo ed essere scemo-omicida. Ed è quella che chiunque sappia cos’è una dittatura conosce: uno Stato che ti punisce per le tue idee, sceme che siano, È una dittatura. Uno Stato che NON ti punisce per l’omicidio indiscriminato È una dittatura. La differenza fra il dovere dell’azione penale e il dovere della mancata azione penale.

Al tempo della prima pubblicità alla cosa, scrissi un post in tre punti in cui spiegavo perché – per quanto Jones fosse un cretino – la nozione stessa del mandante per provocazione era fasulla e pericolosa. Lo ricopio qui aggiungendoci un quarto punto preso da quello che scrisse Max nei commenti.

1) C’è rogo e rogo
È incredibile il doppio standard per cui l’esaltato pastore che vorrebbe bruciare delle copie del Corano sarebbe responsabile delle manifestazioni violente  – con dei morti – che si stanno verificando in gran parte del mondo islamico, mentre gli scalmanati manifestanti sarebbero completamente destituiti della responsabilità delle reazioni alle proprie azioni – sapete quante bandiere americane si stanno bruciando, in quelle manifestazioni? Per la stessa ragione, gli Stati Uniti dovrebbero essere legittimati a radere al suolo tutti i Paesi mussulmani.

2) L’offesa nell’occhio di chi guarda
Da quando in qua abbiamo deciso di usare il metro altrui, quello dei più sociopatici e scalmanati, e non la realtà dei fatti come criterio? Da quando in qua abbiamo deciso che bruciare un pezzo di carta con delle frasi di dubbio gusto scritte in arabo è l’offesa definitiva, perché qualcuno crede che quel libro conti più della carta su cui è scritto? Da quando abbiamo deciso di guardare la realtà attraverso la lente diffratta di chi ha un metro allucinato e fasullo? Da quando abbiamo deciso che la donna che va in giro in minigonna è colpevole del proprio stupro perché il suo abbigliamento offende, e aizza, lo stupratore? E da quando abbiamo deciso che un testimone di Geova può lasciare morire il figlio perché fargli una trasfusione di sangue lo offenderebbe? E perché, allora, non decidiamo che è sbagliato criticare il papa, visto che moltissimi cattolici si offendono delle nostre parole.

La libertà è un diritto inviolabile, anche di fare delle sciocchezze se queste non rechino – davvero, non nella testa dei fanatici – un danno al prossimo. Come diceva Orwell, if liberty means anything at all, it means the right to tell people what they do not want to hear. Se “libertà” vuol dire qualcosa, vuol dire avere il diritto di dire alle persone quello che queste non vogliono ascoltare.

3) La legge di Cavazza
(scrive Max)
Pensandoci bene, c’è un valore nelle azioni dei vari Jones piromani. Lui non lo sa, in quanto è probabilmente mosso più dallo spirito dei roghi dei libri del Nazismo, uno spirito inaccettabile in principio. Ma in effetti sta contribuendo a un lento processo di desensitizzazione psicologica di un miliardo e mezzo di musulmani traumatizzati da un libro. Un po’ come un vaccino, o meglio, una terapia di gruppo.

I cattolici lo san bene, ci sono gia passati e ci son voluti 200 anni perché se ne facessero una ragione (anche se l’Italia rimane una delle poche democrazie liberali con il vilipendio della religione nel codice penale e diversi processi in atto, sic!). I destrorsi americani – pure – ci sono passati con la desacralizzazione della bandiera, che continuano a riproporre di vietare per legge, senza successo.

4) Paura e rispetto
Infine, la citazione del giorno:

I may refrain from insulting you. I may refrain from publishing a cartoon of your prophet. But it’s because I fear you. Don’t think for one minute that it’s because I respect you. (Richard Dawkins)

È possibile che mi astenga dal fare ciò che consideri un insulto. È possibile che mi astenga dal pubblicare una vignetta del tuo profeta. Ma è perché ho paura di te. Non pensare, neanche solo per un momento, che sia perché ti rispetto.

I have sex

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In America, i pazzi schizzati della destra religiosa fanno campagne per l’astinenza sessuale – considerato unico metodo contraccettivo e profilattico lecito – contribuendo a dare quell’immagine torbida e proibita del sesso che ne ha rovinato la pratica, e la vita, a tantissime generazioni. In particolare, l’idea che i più giovani possano decidere di fare sesso con consapevolezza e naturalezza, senza niente da nascondere, è combattuta con le immagini più fosche. Così è nata questa campagna dove diversi adolescenti senza risolini (o forse solo qualcuno) dicono la cosa più naturale del mondo: “We are your youth”, siamo la vostra gioventù,  e “I have sex”, facciamo sesso. Di che vi stupite?

Questo è davvero quello che ci vorrebbe in moltissimi Paesi mussulmani. Farebbe davvero fare un incredibile salto in avanti a quelle società.

Unreasonable Faith

Cos’altro c’è da discutere?

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Zach Wahls è stato cresciuto da due madri. In questo bell’intervento – sono in discussione le adozioni per coppie omosessuali in Iowa – spiega la sua esperienza. Lo conclude con una considerazione semplice e irrefutabile:

Questo voto toccherà la mia famiglia o la vostra famiglia? Nelle prossime ore – sono sicuro – sentiremo un sacco di deposizioni su come avere genitori omosessuali danneggi i bambini. Ma la verità è che nei miei diciannove anni, neanche una singola volta ho incontrato una persona che si sia resa conto da sé che sono stato cresciuto da una coppia omosessuale. E sapete perché? Perché l’orientamento sessuale dei miei genitori non ha nessun effetto su quello che è il mio carattere.

Cos’altro c’è da discutere?


Unreasonable Faith

Auguri di San Valentino

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Ricopio quello che ho scritto l’anno scorso. Vale anche oggi:

Tanti auguri. Agli unici innamorati al mondo che non possono permettersi di non sopportare questa festa. Che non hanno il diritto di sogghignare dei lucchetti a Ponte Milvio o farsi venire l’urticaria per le strade tappezzate di cuori di peluche rossi. Di ridere delle scritte per terra, o di considerare kitsch le scatole di cioccolatini a forma di cuore.

In Arabia Saudita festeggiare San Valentino è vietato dalla legge. Ti viene a prendere la Polizia per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Non è uno scherzo, si chiama così. Perché amarsi è un’idea occidentale.

A tutti coloro per i quali volersi bene è – necessariamente – un atto rivoluzionario, a loro, buon San Valentino.