La campagna della Regione Umbria, specificamente mirata su Facebook, per il Giorno della Memoria mi è molto piaciuta. Ciò che uno pensa è ciò che uno è.
Bambini che provano la tecnologia di vent’anni fa
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Io sono quasi un nativo digitale, nel senso che ho avuto computer o simili fin dall’infanzia. Credo che il mio primo computer sia stato un 286, e dovrò avere avuto intorno ai sei o sette anni. C’è stato un momento in cui, sul computer, avevo praticamente tutti i giochi che fossero stati mai creati.
Sono passati vent’anni, per alcuni degli oggetti anche trenta, e molte di quelle cose non esistono più. In questo video dànno la parola all’esperto, cioè a dei bambini che hanno 6 o 7 anni ora, chiedendo loro che diavolo siano quegli oggetti lì.
E poi mi è venuto in mente: ma ci pensate che un giorno si perderà completamente la nozione che l’icona usata per salvare nella maggior parte dei programmi è un floppy?
grazie a Ilaria
E la gente gli darà ragione
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Fra poco, su questa vicenda, arriva un post che non piacerà a nessuno (Scusate, invece pare essere piaciuto): ma nel frattempo c’è mica qualche volontario che vada a fare l’inventario di tutte le dichiarazioni che quelli del PDL avevano fatto sul caso Marrazzo?
Ah, già, ora diranno: «almeno Berlusconi va con le donne».
Distanti saluti nella cabina elettorale
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Qualche giorno fa avevo fatto il giochino di mettere in fila i dieci leader di partito italiani a seconda della propria preferenza, senza poter aggiungere altro: né valutazioni diverse, né diversi margini. Solo la brutale classifica. Diversi – una quarantina – fra i commentatori più o meno assidui di questo blog hanno scritto a loro volta la propria classifica, così mi è preso lo schiribizzo di tirarne fuori qualche statistica sui lettori di questo blog.
Il risultato che ne è venuto fuori è quello che segue: ho assegnato lo “0” fra il quinto e il sesto posto, e dato un punto di scarto a ogni posizione, così che le prime cinque posizioni dessero punti in positivo, mentre le ultime cinque li dessero in negativo. Ho considerato solamente le classifiche complete, ma a tutti coloro che ne avevano espressa una incompleta ho mandato una mail chiedendo di completarla per poi editare il messaggio.
Bonino 137 punti (+21 -0)
Bersani 117 (+6 -0)
Vendola 92 (+10 -0)
Fini 24 (+0 – 0)
Di Pietro 9 (+0 -4)
Rutelli -8 (+1 -2)
Casini -19 (+1 -0)
Berlusconi -100 (+1 -8)
Bossi -120 (+0 -14)
Storace -132 (+0 -12)
Qualche considerazione, solo perché è divertente farla, sapendo che non conta un ciufolo: intanto, è venuto un quadro abbastanza coerente, in cui si possono individuare quattro macroaree (150:75, 75:0, 0:-75, -75:-150):
Se l’omosessualità è una scelta
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Tu quando hai scelto di essere eterosessuale?
Un pensiero molto diffuso è che l’omosessualità sia una scelta. Tuttavia, in pochi fanno il passaggio logico successivo.
Questi qui sotto ci hanno pensato. Sono andati in giro e, il modo del tutto neutrale, hanno cominciato a proporre il quesito alla gente che passava: «secondo te essere omosessuale è una scelta?». Alcuni rispondevano che no, non si tratta di una scelta. Altri hanno risposto che lo è, così l’intervistatore gli ha chiesto: «e tu, quando hai deciso di essere eterosessuale?».
Il bello è che praticamente tutti cambiano idea, perché non c’è davvero modo di controbattere: non ho deciso. Pensi che sia lo stesso per gli omosessuali? Fine della disputa.
Naturalmente è sempre bene ricordare che, anche se fosse una scelta, non cambierebbe assolutamente nulla.
Kiribati
Il nozionismo geografico è sempre una delle discipline più romantiche. Ho appena scoperto che il mio Paese-preferito-pur-non-essendoci-mai-stato al mondo, Kiribati, oltre ad avere la più bella bandiera fra tutti (che era il motivo della mia elezione a Paese-preferito-etc, assieme all’avere un’Isola chiamata Starbuck e alla faccenda della dateline che vi spiego un’altra volta) è anche il dodicesimo per estensione delle acque territoriali. Tipo sette volte quelle dell’Italia. Evviva!
Un nuovo ordine mondiale
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Ma tipo, dico io, ma a Ryanair non converrebbe prendere gli ambulanti della spiaggia invece di far vendere a hostess e stewart grattaevvinci e sigarette contro il fumo? Passa il senegalese, vuoi la collanina? Gli occhiali? No, non compro niente. Ma dài sconto. Poi arriva quello, canditi frutta fresca! La cinese che fa i massaggi cinesi, e l’immancabile cocco bello cocco fresco cocco bello.
Secondo me farebbero una paccata di soldi.
Paola Caruso, le aziende e la moglie di Hossam: mi spiegate una cosa come a un bambino?
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[Dico prima che magari sono scemo io, e dico davvero, nel senso che mi sembra che tutti stiano dando per scontata una cosa che io non do per scontata: quindi, ecco, se uno volenteroso e altruista viene qui e me la spiega lo ringrazio e cestino questo post]
Al giornalaio sotto casa mia lavora Pino, che ha una moglie, Rossella, che naturalmente lavora con lui: perché? Beh, perché è la moglie di Pino, hanno un’azienda, e lavorano assieme. Rossella ha fatto un po’ la casalinga, poi quando Pino ha avuto bisogno di una mano, invece di assumere qualcun altro, ha detto a Rossella di venire anche lei giù in piazzetta. Poi c’è quell’altro: come si chiama? Hossam, fa le pizze napoletane pure se è egiziano, e con lui lavorano il fratello – che è venuto dall’Egitto proprio per fare lì il pizzaiolo – e il figlio, che fa le consegne. Come l’hanno avuto quel lavoro? Beh, perché erano lì. Magari son anche bravi, le pizze di Hossam non sono male, però non è che abbiano fatto un concorso.
Sai che c’è? Secondo me sono dei raccomandati. Cioè, sì, lo sono. Mica hanno ottenuto il lavoro per merito, anzi il merito proprio non c’entra nulla: se uno la vede spassionatamente è la più bieca forma di familismo. Eppure non c’è nessuno che faccia uno sciopero contro Pino, Hossam, o Rossella.
Magari direte: ma quelli sono pesci piccoli, è naturale. Boh, sarà naturale, ma il principio è quello. Però vabbè, facciamo così: il presidente della Fiorentina si chiama Della Valle ed è proprietario della Tod’s, un’azienda famosa che vende scarpe. In realtà non è che l’abbia comprata lui l’azienda, l’ha ereditata dal padre che a un certo punto l’ha cooptato e tirato dentro. Perché non c’è uno sciopero contro Della Valle? E John Elkann? Sarà anche bravo, ma non è che ha vinto il concorso per entrare in Fiat.
Naturalmente in un impiego pubblico è una cosa completamente diversa: le sorti di un’istituzione pagata da tutti non devono essere danneggiate dalle preferenze di uno, ma in un’azienda privata non vedo proprio cosa dovrebbe spingere qualcuno a rivendicare qualcosa. Non è che in via di principio non sia sbagliato, intendo l’assumere qualcuno non sulla base del merito, da una certa prospettiva lo è certamente: ma, come ovvio e giusto, non c’è nessuna legge che vieti a qualcuno di fare quello che vuole con la propria azienda. È il mercato, funziona così: il concetto è che se Hossam assume il fratello anziché Carmine che fa le pizze più buone, la sua pizzeria riuscirà peggio, e così per Della Valle, per Elkann e per tutti gli altri.
Ecco, mi spiegate perché un giornale dovrebbe funzionare diversamente?
Secondo me Paola C ha esagerato, anzi dài, diciamolo: ha fatto una cosa scema. Capita di farne. E ho paura che questa scemata le costerà più delle scemate che capita di fare a noi, perché tutti i colleghi d’ora in poi la guarderanno storto, e per questo dal momento successivo a quello in cui ha iniziato questo sciopero della fame, mi è un po’ simpatica, ha anche una faccia simpatica. Potrebbe essere mia amica, anche se ha qualche anno più di me: ci mangerei un panino assieme e le direi «dài, smettila». Perché, a ogni modo, non capisco proprio la ragione per la quale un’azienda privata dovrebbe essere costretta ad assumere lei, anche se davvero più brava di un altro.
Oh, non dico che non possa essere un’ingiustizia, sarei tanto arrabbiato anche io: magari quel pivello della scuola di giornalismo è davvero un raccomandato**, non mi stupirebbe; però davvero non capisco il senso del fare uno sciopero della fame. Al limite scrivi la tua storia, racconti quel che è successo, e inviti la gente a non comprare un giornale che manda avanti un figliodì anziché una persona brava – sarebbe più che legittimo, magari convinci anche me e non vado più su Corriere.it – ma se fai uno sciopero della fame cosa vuoi ottenere, il lavoro? Il posto indietro? Per aver fatto uno sciopero della fame contro un meccanismo che non premia chi scrive bene? E il colmo è che, se così fosse, qualcun altro potrebbe fare lo stesso sciopero contro la tua assunzione: e sai che mica avrebbe tutti i torti?
** Sì: per quanto Paola C neghi – e questo invece, devo dire, me la rende un po’ antipatica – di aver espresso quel concetto, è naturale che l’accusa mossa al pivello sia quella di essere raccomandato: dici, io lavoro qui da sette anni e quello mi ha scavalcato senza averne i meriti. Quindi: o pensi che è tutto un caso, una botta di sfortuna (ma allora non fai lo sciopero della fame contro la sfortuna) oppure pensi davvero di aver subito un’ingiustizia, cioè che qualcuno l’abbia fatto passare avanti.
Michelle col velo
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Questa è una foto brutta:
Barack Obama è in Indonesia, dove ha fatto visita alla moschea Istiqlal di Giacarta. Perciò Michelle ha indossato il velo. Naturalmente è legittimo che su una proprietà di un’istituzione religiosa sia fatta questa richiesta. Obama, però, avrebbe allora potuto rinunciare alla visita. Dite che sarebbe stato esagerato, per una cosa così irrilevante? Probabilmente avete ragione. E infatti Obama non doveva rinunciare, doveva mettersi l’hijab anche lui: «mia moglie ha la mia stessa capacità, intelligenza e valore. E merita lo stesso rispetto. Ciò a cui lei deve sottostare, una donna, è ciò a cui io devo sottostare, un uomo». Probabilmente una foto di Obama con l’hijab assieme a Michelle gli sarebbe valsa le prese in giro di qualche conservatore (sottomesso ai mussulmani!) – oltre che, probabilmente, l’ira di qualche islamista –, ma sarebbe stato un messaggio davvero bello e significativo.
Naturalmente varrebbe lo stesso per qualunque chiesa cristiana particolarmente tradizionale nella quale fosse chiesto alle donne di coprirsi.
Piergiorgio Odifreddi è come Saddam Hussein
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Non si potrà certo offendere, Odifreddi, visto che lo sto paragonando a un personaggio riscattato. Anzi: un romantico, no?
Fosse stato per me, non si sarebbe ammazzato nemmeno Saddam Hussein. Per compassione umana, certo. Ma anche perchè, qualunque crimine avesse commesso, si era in fondo riscattato, vestendo romanticamente i panni di Davide contro Golia, e resistendo inutilmente all’invasione e alla conquista del proprio paese da parte del Grande Satana e dei suoi alleati.
Già immagino quale medesima indulgenza lo stesso Odifreddi – ateo militante, come me – avrebbe riservato a un qualunque dittatore e assassino cattolico che si fosse fatto prelevare il proprio sangue per poi, con esso, far scrivere una Bibbia.
Che poi – grullo! – è precisamente l’opposto: la battaglia contro la pena di morte si fa proprio per le persone che non sono riscattate.