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Leggo in giro di tanti che dànno ai referendum un significato politico: è l’Italia che finalmente si ribella a Berlusconi. Un segnale, un messaggio, addirittura un viatico per le dimissioni: la dimostrazione elettorale che il Paese non è più con il PDL, con la Lega, con le loro politiche di egoismo e speculazione sui peggiori istinti della gente.
Secondo me non c’è niente di più falso. Non che il Paese abbia abbandonato Berlusconi e la Lega – questo lo spero –, ma che l’esito di questo referendum ne sia la cartina al tornasole. Il prototipo dell’italiano medio, quello che ce l’ha con gli immigrati, che se ne frega del prossimo, quello che ai “peggiori istinti” dà libero sfogo, quella persona ha chiaramente votato per il sì. Naturalmente ci sono molte altre persone che hanno votato sì in maniera ragionata e con le migliori intenzioni, ma è fuor di dubbio che il largo partito delle paure irrazionali – quello che un partito progressista non potrà mai inglobare – abbia votato per il sì. Parlo del nucleare perché secondo me è il quesito che ha portato le persone a votare (qualcuno pensa che un referendum sul legittimo impedimento avrebbe mai raggiunto il quorum?), ma in parte si può dire lo stesso sul secondo quesito.
Provate a immaginare l’elettore leghista, il tipico NIMBY, che è fedelmente iscritto al Partito della Paura (in fondo la Lega potrebbe chiamarsi così), il quale a ogni sbarco di immigrati – sorry, clandestini – a Lampedusa si convince di più a votare la Lega. Quella persona lì, che basa sull’irrazionalità degli spauracchi il proprio voto, domenica scorsa è corsa alle urne, ed è corsa per votare contro il nucleare: dopo Fukushima, figuriamoci. Ed è ovvio che continuerà a votare la Lega che nutre queste sue inclinazioni al rigetto irrazionale, al conservatorismo come riflesso condizionato.
Lo ripeto: non ci sono dubbi che fra i 25 milioni di persone che hanno votato sì al nucleare, c’era una bella parte di persone di sinistra che ha deciso di votare così per legittima scelta ragionata. Ma c’erano anche tanti altri, c’era Forza Nuova che ha fatto un’aggressiva campagna per i quattro sì e non è per questo meno Forza Nuova (anzi, lo è di più), c’erano Zaia e Storace che hanno convintamente sostenuto il sì e non per questo sono meno Zaia o Storace (anzi, lo sono di più), e c’era tanta gente che ha votato contro il nucleare per l’irrazionale paura della catastrofe, e non per questo alla prossima elezione si disiscriveranno dal partito della paura, ma anzi, lo andranno a votare ancora più convinti.
Insomma, io penso che ci sia tanta Italia che ha smesso di stare dalla parte di Berlusconi fra chi ha votato “no” o non è andato a votare. Sul nucleare, specialmente, ne sono abbastanza certo: tutti i “no” che conosco erano molto informati – potreste dire lo stesso del sì? Di più: di tutti i miei conoscenti che erano per il “no” non ce n’è uno che simpatizzi per Berlusconi. Provate a chiedere al gelataio, quello con cui avete fatto mille discussioni vane, che sapete essere berlusconiano e che non riuscirete mai a convincere dell’inadeguatezza di Berlusconi, nonostante i numerosi argomenti a cui lui non ha mai risposto razionalmente: provate a chiedergli cosa ha votato al referendum. Scommettiamo che ha votato sì? Se sbaglio, ve lo offro io il gelato.
A meno che non si creda alla vecchia storia della Lega come costola della sinistra, le persone che bisogna convincere per riprendere il governo del Paese non sono quelle iscritte al partito della paura, quelle non le convinceremo mai. Ma è gente che – a torto – ha creduto in un Berlusconi innovatore, davvero liberale anziché personalista, a un personaggio meno ridicolo di quello che invece si è rivelato; e ora ha smesso, o ha iniziato a smettere, di crederci. Persone che – assieme a tante altre che non hanno mai votato Berlusconi – questo referendum l’hanno perso.